Il dolore
Mangia pile e dà fuoco alla cella
Un internato dell’Opg di Montelupo ha anche aggredito due persone
MONTELUPO. Prima ha ingoiato delle pile, poi ha dato fuoco alla cella e infine ha aggredito due compagni di detenzione. Protagonista, nella serata di martedì 17 marzo, un italiano internato nell’Ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino.
A darne notizia è Donato Capece, segretario generale del Sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe, il primo e più rappresentativo della categoria. «Sono stati momenti di alta tensione, gestiti al meglio dal personale di polizia penitenziaria che con grande professionalità ha impedito conseguenze più gravi. Ma questo aiuta a capire quali soggetti finiranno sul territorio con la chiusura degli Opg, commenta il leader del Sappe». Che sul tema della chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari rileva come sia «assurdo che si sia perso così tanto tempo e vi siano ancora tante incertezze sul dove e come saranno successivamente custoditi i malati di mente che sono oggi detenuti nelle varie strutture. E l’amministrazione penitenziaria è colpevolmente silente su questo tema e si guarda bene dall’informare i sindacati anche sul futuro lavorativo dei poliziotti impegnati negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Lo avevamo previsto: troppo semplice dire chiudiamo gli Opg. E poi? Quel che serve sono strutture di reclusione con una progettualità tale da garantire l’assistenza ai malati e la sicurezza degli operatori. Gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari hanno risentito nel tempo dei molti tagli ai loro bilanci. Ma colpevole è anche una diffusa e radicata indifferenza della politica verso questa grave specificità penitenziaria, confermata dall’incapacità di superare davvero gli Opg».
Il segretario regionale Sappe della Toscana, Pasquale Salemme, evidenzia infine «la professionalità, la competenza e l'umanità che ogni giorno contraddistingue l'operato delle donne e degli uomini della polizia penitenziaria con tutti gli internati e i detenuti per garantire una carcerazione umana ed attenta pur in presenza ormai da anni di oggettive difficoltà operative, le gravi carenze di organico di poliziotti, le strutture spesso inadeguate. Attenti e sensibili - conclude Salemme - noi poliziotti penitenziari, alle difficoltà di tutti i detenuti, indipendentemente dalle condizioni sociali o dalla gravità del reato commesso».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
