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Ricercatrice svela i killer delle balene

Giacomo Bertelli
La ricercatrice di Certaldo
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La ricercatrice di Certaldo

La studiosa di Certaldo sta lavorando a un progetto con le Nazioni Unite e monitora l'impatto delle microparticelle di plastica sui cetacei e nella catena alimentare

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CERTALDO. Studiare le balene del Mediterraneo e gli effetti tossici che ne derivano quando i cetacei ingeriscono questa sostanze. E' uno dei tanti studi della certaldese, Maria Cristina Fossi, professore associato in ecologia ed ecotossicologia all'università di Siena. Una lunga esperienza nel monitoraggio, gestione e conservazione dell'ambiente marino del Mediterraneo, che l'hanno portata nel 2000 a diventare la responsabile scientifica del Laboratorio Biomarkers. A partire dagli anni 90' si è dedicata allo sviluppo ed applicazione di strumenti metodologici per monitorare, valutare e mitigare il pericolo tossicologico negli ecosistemi marini ed in particolare nelle specie a rischio lavorando in stretto contatto con le autorità competenti.

Proprio in questi giorni è apparsa in tv alla trasmissione di Rai 3, Presa Diretta, guidata da Riccardo Iacona, per parlare dei suoi ultimi studi legati al progetto francesce 'Tara Expeditions' ed il progetto Plastic Busters sostenuto dalle Nazioni Unite. La preoccupazione cresce soprattutto attorno a un'area protetta come il Santuario di Pelagos, compreso tra le coste della Corsica, Sardegna, Liguria e Toscana. Già nel 2012 con il progetto 'Plastic Busters', sostenuto dall'Onu, vennero evidenziati i gravi pericoli di questo paradiso per i cetacei legato alla plastica che ha cominciato ad accumularsi in questo santuario.Ogni volta che una balena apre la bocca ingurgita infatti 70 mila litri di acqua e nel Santuario dei cetacei in quest'acqua ci sono 2 particelle di plastica di lunghezza inferiore ai 5 millimetri ogni 2 metri cubi. Alla mappatura del santuario partecipò anche la Marina Militare.

Lo studio prosegue ancora una volta concentrandosi sulla plastica e i suoi effetti devastanti che, oltre a ripercuotersi sulle stesse balene, può avere effetti anche nella catena alimentare e quindi anche sull'uomo. Sono stati raccolti dei campioni di pelle delle balene e individuati dei derivati delle plastiche, gli ftalati.
«Le balene del Mediterraneo sono probabilmente fra le più contaminate al mondo, questo fatto può avere conseguenze tossicologiche nell'ecosistema marino e poi nella catena alimentare» ha spiegato Maria Cristina Fossi. La professoressa gira per il mondo, la scorsa settimana era a Monaco, sempre divisa tra studi e pubblicazioni. Attraverso i progetti di ricerca nazionali ed internazionali ha fornito il suo contributo su temi legati alla sostenibilità dell'ambiente marino Mediterraneo. La scelta di Siena come base operativa degli studi è legata al fatto che da 30 anni c'è una scuola di ecotossicologia specializzata in questo settore.

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