Il dolore
Rogo Colorobbia, dimesso l’operaio ferito
Arpat e Asl escludono rischi, danneggiati mille metri quadrati di copertura e l’impianto fotovoltaico
VINCI. Nessun rischio per la salute dei lavoratori e dei cittadini che abitano nella zona. E l’operaio intossicato è stato dimesso.
Ventiquattro ore dopo l’incendio divampato all’interno di un capannone del colorificio Colorobbia di via Pietramarina a Sovigliana, Arpat e Asl ribadiscono quanto era emerso subito dopo il rogo: i prodotti interessati dall'incendio sono risultati olio diatermico e composti inorganici utilizzati per la preparazione di un pigmento che dalle relative schede di sicurezza risultano preparati non pericolosi.
Dunque, per il tipo di prodotti bruciati e per la breve durata dell’incendio, sono scongiurate conseguenze per la popolazione, fortemente preoccupata dalla nube di fumo che era visibile da chilometri di distanza.
Inoltre, nella giornata di ieri, ha lasciato l’ospedale San Giuseppe l’operaio che era rimasto intossicato - in maniera lieve - dalle esalazioni. Si tratta di un dipendente che lavora proprio nel reparto pigmenti, dove è partito l’incendio.
«Il rogo - scrive Arpat - si è sprigionato nella caldaia a olio diatermico (fluido termovettore alternativo all'acqua ed all’aria) utilizzata per riscaldare il tubo dell'essiccatore della miscela di pigmento; le cause non sono state individuate. Dalla caldaia posta su un soppalco sopraelevato il fuoco ha interessato anche 1000 metri quadrati della copertura del reparto ed ha danneggiato la parte centrale dell'impianto fotovoltaico posto sul tetto. L'incendio - si legge ancora sulla nota dell’Agenzia - non ha interessato la parte dello stabilimento dove viene svolta l'attività individuata a rischio di incidente rilevante, che è il reparto di lavorazione del minio».
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