Il Tirreno

Empoli

Morta in casa dopo essere stata massacrata dal marito, in un cd la registrazione delle violenze

Matteo Leoni
Giacomo Benvenuti, il marito della vittima
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Giacomo Benvenuti, il marito della vittima

Fucecchio: la donna era riuscita a registrare una delle brutali liti. Tra i pugni e gli schiaffi, l'uomo le urla: «Ti picchio, ti tronco tutta, ti spacco»

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EMPOLI. Massacrata di botte dal marito Giacomo Benvenuti, fino a che il suo corpo non ha retto più. È morta così Marinella Bertozzi, trovata morta il 30 ottobre scorso nella sua abitazione nella frazione di Querce. Quella sera lui ha ripulito le stanze e gli abiti dalle tracce di sangue, poi ha chiamato il 118 dicendo che sua moglie si era sentita male e sembrava non respirare più. Il suo racconto aveva ingannato i medici che ne constarono la morte, ma è stato smascherato dagli investigatori, attivati dalla denuncia del fratello di lei. Benvenuti è stato arrestato mercoledì 4 dai carabinieri nell’azienda conciaria di Santa Croce sull’Arno dove lavora come operaio. Adesso si trova nel carcere di Sollicciano.

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A documentare le violenze anche da una registrazione di 40 minuti (che il Tirreno non pubblica come forma di rispetto per la vittima e per i suoi familiari), in cui si sentono le botte e le minacce dell’uomo, registrata tempo fa da Marinella e consegnata ai militari dal fratello. «Ti picchio, ti tronco tutta, ti spacco» urla Benvenuti. In sottofondo i colpi sordi degli schiaffi e dei pugni. Poi ancora, «Alzati… Con me devi essere una gazzella… Ho detto che ti ammazzavo…Ti spacco il muso». La rimproverava di tramare contro di lui insieme al fratello, e di non dedicarsi alla cura della casa. Botte e minacce erano una realtà quotidiana, da sempre, anche da prima che si sposassero nel dicembre del 2013 a Rosignano. L’aveva picchiata anche alla vigilia del matrimonio, che stava per saltare proprio per questo motivo. Marinella, lo ha sempre coperto, negando tutto ai parenti e ai vicini di casa. Ma si è confidata nel suo diario: «Per strada mi ha dato due manate sulla bocca, una all’orecchio e una tirata di capelli – scriveva quando erano ancora fidanzati-. Poi mi ha detto ora vai a denunciarmi, gli ho risposto di no».

A chi le chiedeva dei lividi, diceva che era caduta, o che era stato il cane a graffiarla. Poi è arrivata la sera del 30 ottobre, quando tutto è precipitato. Secondo l’autopsia al momento della morte lei aveva bevuto molto e aveva preso dei tranquillanti, probabilmente per riuscire a sopportare le continue violenze del marito tiranno. Anche dopo il fatto lui non ha mai mostrato dolore o pietà per lei.

Nelle sue conversazioni, intercettate dai militari, non vedeva l’ora di prendere possesso del denaro intestato alla moglie, magari diceva, per andare in vacanza e conoscere tante ragazze. In alcune telefonate si preoccupava, a ragione, per la sua posizione di indagato.

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di Redazione web