Il Tirreno

Empoli

Matricida fugge dall’Opg di Montelupo

di Francesco Turchi
Matricida fugge dall’Opg di Montelupo

Gli operatori dell’Asl lo lasciano da solo in auto davanti al municipio e lui scappa a piedi, caccia all’uomo in tutta la zona

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MONTELUPO. Un internato dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo, Alessandro Manca, è scappato nella mattinata di ieri. L'uomo, un matricida 45enne, si trovava all'esterno della struttura insieme ad alcuni operatori sociali, ha eluso la sorveglianza ed è fuggito a piedi, senza usare violenza. Le forze dell'ordine hanno immediatamente fatto scattare i controlli nella zona. Manca, il 18 maggio del 1999, uccise la propria madre, Franca Fenu, strangolandola nella loro abitazione a Galciana, una frazione di Prato.

Gli era stata concessa la fine della detenzione in una comunità di recupero di Monte Grimano Terme (Pesaro Urbino) su ordinanza del magistrato di sorveglianza di Firenze. L’uomo è accompagnato da tre operatori sanitari dell’Asl di Prato, a bordo di un’auto in municipio per compilare negli uffici della polizia municipale i moduli relativi alla libertà vigilata. Ma è stato lasciato da solo in auto ed è fuggito. L'uomo è alto circa 1,70, ha i capelli neri corti, indossa un giubbotto, maglia chiara a maniche lunghe, jeans e scarpe da tennis.

Le ricerche sono dirette dalla polizia penitenziaria insieme alle altre forze dell'ordine e si sono concentrate nella giornata di ieri nella zona di Malmantile dove sarebbe stato visto da alcune persone.

Nell'aprile dello scorso anno si era già allontanato da una comunità terapeutica di Aulla (Massa). I carabinieri lo ritrovarono poi a Montecatini Terme dopo alcuni accertamenti e in seguito a una segnalazione dell'Ufficio di sorveglianza di Firenze, che aveva ripristinato la misura detentiva dopo l'arbitrario allontanamento dalla struttura. Già nel 2004 era fuggito da una casa famiglia a Donoratico e fu ritrovato pochi giorni dopo in un fosso a San Vincenzo.

Il direttore dell'Opg, Antonella Tuoni, puntualizza: «Non si tratta di un'evasione, ma di un allontanamento. Perché la persona in questione era in "licenza finale esperimento": doveva raggiungere una comunità di recupero ed era stato assegnato agli operatori dell'Asl. Per disbrigare le pratiche burocratiche legate alla concessione della libertà vigilata, è stato accompagnato alla polizia municipale».

E mentre i suoi accompagnatori si trovavano all'interno dell'ufficio, lui è scappato: «Non è la prima volta, era già successo in passato. Questa persona aveva scontato la misura di sicurezza e il tribunale gli aveva concesso un periodo di prova in comunità. Ma non si tratta di una misura detentiva: semplicemente vengono fatti dei controlli saltuari dalle forze dell'ordine all'interno della comunità dove il soggetto è collocato».

Il direttore dell'ospedale psichiatrico giudiziario cerca di tranquillizzare la comunità: «Si tratta di un uomo che ha commesso un reato gravissimo all'interno delle mura domestiche e in occasione dei precedenti allontanamenti non ha mai commesso reati. Credo che non andrà molto lontano, è senza soldi e senza un posto dove andare». Infine puntualizza: «L'accompagnamento in comunità viene sempre effettuato da operatori sociali, non lo facciamo noi perché trattandosi di una "licenza finale esperimento" non è più sotto il nostro controllo, almeno fino alla revoca del provvedimento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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