Il Tirreno

Empoli

EMERGENZA ABITATIVA

Tasse scontate a chi affitta con il canone concordato

Marco Pagli
Da sinistra il sindaco Brenda Barnini e l'assessore Lucia Mostardini
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Da sinistra il sindaco Brenda Barnini e l'assessore Lucia Mostardini

Il Comune di Empoli annuncia un patto con Sunia e proprietari per abbattere le locazioni. Previsto l’accesso alla cedolare secca e sgravi su Tasi, Tari e Imu. Ma intanto dodici case popolari restano vuote e 120 famiglie sono morose

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EMPOLI. Per scalare la montagna del problema abitativo a Empoli l’amministrazione sta pensando di attaccare una nuova parete. Si chiama “patto territoriale per affitti agevolati” e ha l’ambizione di creare un punto di contatto tra domanda e offerta, mai come ora così distanti ma allo stesso tempo necessari l’una per l’altra. L’abisso che le divide si riassume con un patrimonio di centinaia di abitazioni sfitte – nel circondario le stime del Sunia parlano di 6mila case vuote – a fronte di una richiesta da parte di potenziali affittuari in crescita. Un’aberrazione del mercato, a cui il pubblico è nuovamente chiamato a porre rimedio. Come? Il patto è una prima risposta, che integra le altre misure messe in campo. In sostanza, il Comune farà da garante tra sindacato degli affittuari e organizzazioni della proprietà immobiliare per la stipula di contratti di locazione a canone concordato. Da una parte i proprietari potranno accedere al regime della cedolare secca (abbassata per il quadriennio 2014-2017 al 10%) e ad una serie di sgravi fiscali sulle tasse locali (cioè Tasi, Tari e Imu).

Dall’altra gli inquilini potranno contare su canoni di affitto decisamente più bassi rispetto a quelli imposti dal mercato. «Finora si è pensato di dare risposta alla problematica dell’abitare solo con l’edilizia residenziale pubblica – spiega l’assessore al sociale del Comune di Empoli, Lucia Mostardini – ma questa oggi non può rimanere l’unica via. La casa popolare non può rispondere al disagio e all’emergenza con la frequenza e il tempismo che la crisi richiede. Delle 400 persone che ho incontrato nei primi mesi del mio assessorato, il 90% circa era per disagio abitativo».

Le fa eco il sindaco Brenda Barnini: «Il problema casa è uno dei maggiori fattori di tensione sociale – afferma – ma ha molteplici facce. Di conseguenza stiamo cercando di affinare politiche diverse che vadano incontro più possibile alle richieste, ma con soluzioni attuabili e concrete. A fronte di ciò, il patto punta a dare risposta a quella larga fetta di popolazione che avrebbe i mezzi per rendersi autonoma, ma che non può sostenere canoni di affitto da 600-700 euro. Il patto servirà a rendere conveniente il contratto ad entrambe le parti e allo stesso tempo ridurrà sensibilmente la morosità».

La nuova misura andrà ad integrare una serie di misure messe in campo per tamponare il disagio abitativo. Come ad esempio gli appartamenti in affitto agevolato – sono 30, di proprietà dell’ex Consorzio Etruria e della Fondazione San Girolamo Emiliani – assegnati tramite bando dell’Unione dei Comuni. Oppure il contributo affitto per il quale il Comune, attraverso un fondo nazionale, eroga un aiuto economico per il pagamento dell’affitto. E ancora il progetto regionale “GiovaniSì”: si tratta di un contributo al pagamento del canone di locazione riservato a giovani toscani di età compresa tra 18 e 34 anni della durata di tre anni. Altra cosa ancora sono gli interventi per l’emergenza abitativa, che vengono gestiti da un apposita commissione dell’Unione dei Comuni. Si va dai contributi economici alle soluzioni abitative di emergenza. Sul primo fronte ci sono due misure: un bando per la prevenzione degli sfratti per morosità – per il 2015 al circondario sono stati stanziati dalla Regione 61.505 euro – e i contributi per la morosità incolpevole per i comuni ad alta densità abitativa, per cui Empoli ha a disposizione quest’anno 36.357 euro. Mentre sul secondo fronte si procede ad una assegnazione temporanea – da 3 a 6 mesi – in alloggi con la formula della coabitazione.

L’assegnazione degli ultimi 9 alloggi popolari nel plesso di Serravalle, che rientra nel bando riservato alle giovani coppie, dovrebbe chiudere una ferita rimasta aperta ormai da troppo tempo. Con questa operazione le case popolari rimaste vuote rimarrebbero dodici. Si tratta di abitazioni sulle quali devono essere effettuati lavori di restauro in seguito alla fine del contratto con gli inquilini precedenti. Per evitare in futuro situazioni di questo tipo l’Unione dei Comuni ha da poco approvato una delibera che permette agli inquilini di operare interventi di manutenzione ordinaria sugli alloggi di cui sono assegnatari, in modo da velocizzare le pratiche di assegnazione. Mentre un altro grande aiuto in questo senso potrebbe arrivare dalla nuova legge regionale sull’edilizia residenziale pubblica - che rivedrebbe i criteri di accesso: inserimento dell’Isee tra i requisiti, diritto di proprietà uso e abitazione, proprietà di beni mobili registrati, anni di residenza sul territorio comunale. Inoltre la nuova legge prevedrebbe l’istituzione di un fondo per le ristrutturazioni che gli assegnatari dovrebbero versare e che andrebbe a finanziare i lavori una volta terminato il contratto. Nel complesso il patrimonio di edilizia residenziale pubblica nel circondario conta 1.524 alloggi, di cui 577 di proprietà del Comune di Empoli. La graduatoria attualmente vigente risale al 2012 – il nuovo bando, sulla base della legge regionale riformata dovrebbe arrivare nel corso del 2015 – e le famiglie in attesa di assegnazione sono 439. Le assegnazioni a nuclei di origine straniera sono il 15% del totale, che corrisponde alla percentuale di popolazione straniera residente.

La morosità è diffusa anche nelle case popolari, ad oggi ci sono 120 famiglie in arretrato con i pagamenti che l’amministrazione sta incontrando per concordare piani di rientro e prevenire lo sfratto. Contestualmente il Comune ha intenzione di stipulare convenzioni con l’ispettorato del lavoro e la guardia di finanza per aumentare i controlli e integrarli a quelli sulle dichiarazioni dei redditi già svolti da Publicasa. Inoltre l’amministrazione ha intenzione di rivedere le assegnazioni provvisorie di alloggi popolari (la legge regionale, infatti, permette agli enti pubblici di concederli in deroga alle graduatorie in gravi situazioni di emergenza abitativa per un massimo del 5% del patrimonio e per un periodo di due anni) e riportarle nei limiti stabiliti dalla normativa, che negli anni scorsi sono stati più volte superati.

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