Il lutto
«Oasi nel deserto» il carcere di Pozzale
EMPOLI. Una realtà proficua e ben organizzata che grazie anche al suo piccolo numero di detenute (solamente 15 malgrado il carcere ne possa ospitare fino a 38), riesce a portare aventi progetti di...
EMPOLI. Una realtà proficua e ben organizzata che grazie anche al suo piccolo numero di detenute (solamente 15 malgrado il carcere ne possa ospitare fino a 38), riesce a portare aventi progetti di reinserimento sociale ammirevoli. Questo il bilancio della visita di Marta Gazzarri, consigliere regionale di “Il Popolo toscano - Riformisti per il 2020” nel carcere di Pozzale. «Rispetto alle altre carceri questa è una piccola oasi nel deserto che è riuscita ad attuare dei percorsi che più spesso dovrebbero essere adottati dalle analoghe strutture presenti sul territorio - ha commentato Marta Gazzarri - a mio avviso sarebbe buono poter riunire tutte le detenute toscane in un unico centro, visto che sono circa 150, sfruttando anche i sistemi di reinserimento qui adottati».
Il pregio di Pozzale, quindi, sta nell’essere riuscito a formulare dei percorsi per detenute scelte secondo dei canoni da inserire in progetti lavorativi di riabilitazione alla vita al di fuori della mura del carcere: il piccolo numero di detenute e l’ottima risposta che il territorio dà loro nella varie iniziative, sono tutti valori aggiunti che rendono questa realtà un esempio da seguire. Il carcere di Empoli ospita solamente donne ormai arrivate a dover scontare gli ultimi 4-5 anni della loro pena e i percorsi fatti per il loro reinserimento garantiscono un percorso formativo assolutamente buono. «È molto importante per un detenuto appena uscito dal carcere avere dei poli stabili su cui fare affidamento come una famiglia ed un lavoro - ha spiegato Gazzarri - purtroppo non tutti possono godere di entrambi questi pilastri ma la possibilità di dare loro dei progetti lavorativi nel periodo finale della loro pena è sicuramente fonte di vantaggio ai fini del reinserimento nel tessuto sociale». (c.c.)
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