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era stato arrestato

Consiglio stranieri chieste dimissioni di Ping

Consiglio stranieri chieste dimissioni di Ping

FUCECCHIO. «Il presidente del consiglio degli stranieri deve dimettersi». Una frase che - detta così - basterebbe per riassumere il clima in consiglio comunale a Fucecchio quando parte delle...

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FUCECCHIO. «Il presidente del consiglio degli stranieri deve dimettersi». Una frase che - detta così - basterebbe per riassumere il clima in consiglio comunale a Fucecchio quando parte delle opposizioni e anche un consigliere della maggioranza hanno invitato la giunta comunale a prendere iniziative nei confronti di Ye Xian Ping, l'imprenditore cinese a capo dell'organo degli stranieri che - dopo esser stato arrestato nel dicembre scorso - si era auto sospeso.

Autosospensione che - tuttavia - nel regolamento dello stesso consiglio non viene menzionata. Pertanto Emanuele Cripezzi (Fabrica Comune - La Sinistra), Simone Testai (Forza Italia) ed Ido Banti (Partito Democratico) hanno invitato la giunta a prendere provvedimenti in merito, facendo sì che il presidente Xian Ping si dimetta. La discussione è partita dalle parole di Banti («Perchè il presidente non è presente?») che ha chiesto delucidazioni in merito alle continue assenze di Ping il quale, in qualità di presidente, può assistere ai consigli comunali, sebbene non possa votare. Al suo posto c'era infatti il suo vice, l'albanese Gentian Shima. Il sindaco Alessio Spinelli non ha risposto nel merito ma difficilmente tali sollecitazioni da parte dei consiglieri potranno cadere nel vuoto.

L'arresto di Xian Ping fece molto scalpore: le indagini dei carabinieri di Empoli sono, infatti, partite dalla denuncia sporta da un connazionale dell’arrestato che, per una ditta di confezioni di Empoli, ritirava le commesse di un'azienda di Borgo a Buggiano. Nel periodo aprile - giugno scorsi, quest'ultimo aveva ricevuto reiterate minacce ed - in un’occasione - anche un pugno al volto, poiché a quanto è stato ricostruito dagli investigatori l'imprenditore cinese (Xian Ping) riteneva che solo lui dovesse essere beneficiario delle commesse lavorative dell’azienda del pistoiese.

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