Il Tirreno

Empoli

Riapre la casa donata per i ragazzi disabili

di Marco Pagli

L’appartamento a Cascine era stato regalato al Comune da un’anziana Dopo l’avvio di una prima esperienza era però rimasto inutilizzato per anni

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EMPOLI. Casa Arrighi torna a vivere con un progetto ambizioso: rendere autonomi ragazzi disabili attraverso la vita in comune all’interno di un appartamento. Che sarà appunto quello di via Meucci, a Cascine, che nel corso degli anni ’90 Alaide Coppini Arrighi e suo marito Galeno donarono al Comune per realizzare una casa famiglia in grado di ospitare la loro figlia Carla e altri disabili. La struttura, che venne inaugurata nel settembre del 1997, era rimasta vuota in attesa di trovare un nuovo progetto da farci vivere. Quel progetto, sulla base del bando promosso dall’Asl 11 nell’agosto scorso per promuovere “iniziative sperimentali in materia di vita indipendente e inclusione nella società di persone con disabilità”, è stato presentato dalla fondazione Dopo di Noi, assieme alle famiglie di alcuni ragazzi potenziali fruitori della struttura.

La macchina organizzativa è pronta: l’amministrazione comunale ha già dato il via libera al comodato d’uso dell’abitazione di via Meucci in favore della fondazione (la delibera di giunta, che ha come relatore l’assessore Lucia Mostardini, è stata approvata il 4 febbraio scorso) ed entro la fine di marzo dovrebbe partire la sperimentazione. Il progetto partirà con due ragazzi e arriverà nel corso dei mesi ad ospitarne quattro. Insieme a loro sarà presente un assistente familiare che li seguirà per tutto il giorno, coadiuvato da un educatore. Per la realizzazione del progetto è prevista la collaborazione della cooperativa Colori che da più di venti anni si occupa di disabilità sul territorio. «Siamo molto soddisfatti perché stiamo compiendo un grande passo su un terreno finora poco esplorato – spiega il presidente della fondazione Dopo di Noi, Luigi Lotti – per noi, che abbiamo scelto di non gestire servizi ma abbiamo sempre preferito occuparci di una nicchia di interventi specifici, è la prima sperimentazione di questo tipo». Gli fa eco Erica Falaschi, fino al 2010 direttrice dei servizi sociali dell’Asl 11 e adesso tra i coordinatori del progetto. «E’ un progetto d’avanguardia sul territorio – spiega – il nostro obiettivo è di dare una casa a ragazzi disabili e in questo modo sviluppare la loro autonomia. Se questo è possibile si deve soprattutto ad una famiglia eccezionale e ad una donna, Alaide Coppini Arrighi, davvero straordinaria, una di quelle che ha sempre fatto tanto nel silenzio». Il progetto che prende il nome proprio di “Casa Arrighi” ha l’obiettivo di “sperimentare un modello nel quale persone con disabilità psichiche possano vivere una vita indipendente – come si legge nel testo presentato dalla fondazione - condividendo la gestione della casa con altri soggetti con disabilità, con il supporto di figure professionali varie che compensino le eventuali debolezze o criticità ». In sostanza si tratta di promuovere l’indipendenza abitativa, l’autonomia nell’organizzare la propria giornata, l’acquisizione di competenze specifiche per vivere in una casa, l’integrazione sul territorio (partecipazione a gruppi, manifestazioni e attività), la socialità e la condivisione di spazio e tempi, la crescita di relazioni amicali esterne alla casa. Il costo del progetto è stato stimato in 40mila euro. Buona parte delle spese sarà coperto da un fondo istituito dal ministero del Lavoro che garantirà un massimo di 12mila euro per ogni partecipante. Il progetto avrà una sperimentazione di un anno.

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