Gioco
Paura alle casse dei supermercati La difesa dal bandito: non reagire
In quindici giorni il rapinatore seriale ha messo a segno tre colpi. E tra le dipendenti minacciate c’è anche chi con l’arma puntata addosso non è riuscita ad aprire il cassetto per dargli il denaro
CERRETO GUIDI. Quando si avvicina l'orario di chiusura nei supermercati della nostra zona scatta una sorta di coprifuoco, nella speranza che il rapinatore seriale non si presenti col volto coperto e la pistola in pugno. E non ci sono modi per difendersi, se non assecondare il volere del rapinatore. Non rimane che non fiatare, per farla breve. Questo a causa dell'imperversare del rapinatore seriale tuttora attivo nell'Empolese Valdelsa, che in quindici giorni ha già colpito tre volte fra Montelupo e Cerreto Guidi. Uno scenario desolante, che rischia di creare una psicosi tra lavoratori e clienti stessi, che potrebbero iniziare ad evitare di fare la spesa quando il supermercato sta per chiudere.
Un atteggiamento talmente disarmante e impersonale - quello del rapinatore - che ha finito per mandare in tilt le persone che si è trovato davanti. Nell'ultimo episodio, quando ha rapinato la Coop di Stabbia, si è rivolto ad una cassiera che due anni fa era già stata rapinata. Cassiera che - presa dal terrore - non riusciva ad aprire la cassa perché pietrificata dalla paura. Una signora che - il giorno dopo - ha dovuto riaprire il punto vendita con chissà quale stato d'animo. Due pistole puntate nel giro di due anni, un'abitudine di cui si fa volentieri a meno. Non ci si può abituare a lavorare con la paura, c'è poco da fare. E anche alla Conad giovedì scorso stesso scenario, con le cassiere impietrite da una scena che molte di loro per fortuna non avevano mai vissuto né visto, se non in televisione. Sia i dipendenti che i sorveglianti hanno l'ordine di non ribellarsi alle richieste di denaro sotto minaccia armata, perché la vita ha un valore immensamente superiore.
Quella sera alla Conad il "guardiano" aveva finito il turno poco prima e quindi non è potuto intervenire perché non era fisicamente presente. E non avrebbe potuto fare granché, considerando che non è dotato di armi di fuoco. Può chiamare le forze dell'ordine, questo si, quando nota situazioni pericolose. Ma non frapporsi fisicamente fra il rapinatore armato e i suoi intenti criminali.
Fino ad oggi sono stati colpiti punti vendita medio - piccoli, dove ci sono più possibilità di non essere scoperti e dove - in base anche all'età della clientela - c'è più denaro contante rispetto a quello elettronico. In poche parole il rapinatore fa un rapido calcolo dei "costi e benefici" e si fionda nei negozi dove pensa di raggranellare un discreto gruzzoletto senza doversi confrontare con eventuali guardiani, muovendosi in ambienti non esageratamente estesi dai quali come è arrivato può scappare in un batter d'occhio.
Le zone colpite sono "perfette" in quanto forniscono innumerevoli vie di fuga, sia attraverso le campagne che sulle vie di comunicazione come la Fi-Pi-Li e non soltanto.
La Coop di Stabbia - ad esempio - è stata un obiettivo "facile", in quanto le casse sono a pochi passi dalla porta d'ingresso. Non serve nemmeno entrare, praticamente, che si è già davanti ai propri bersagli, le casse che a fine giornata contengono l'incasso della stessa. E dopo due metri si è già fuori per scappare, nonostante le telecamere abbiano ripreso ogni singolo movimento dell'uomo armato che sta impaurendo e angosciando questo comparto produttivo locale. A chi ci lavora non rimane che mantenere la calma e sperare che il malvivente si limiti a portare via il denaro. Per prenderlo e consegnarlo a chi di dovere ci sono le forze dell'ordine e nessuno deve tentare di fare l'eroe, in quanto il gioco non vale assolutamente la candela. Poi i supermercati sono assicurati contro tali azioni, per cui reagire mossi dalla rabbia per difendere il denaro non avrebbe alcun senso.
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