Il dolore
LETTERA AI RAGAZZI DEL 2033
di FABRIZIO BRANCOLI I messaggi che ci scambiamo oggi sono rapidissimi. Scrivi, fai clic su whatsapp o sul pulsante “invia” di una mail, e il destinatario riceve. Tempo impiegato: due, tre secondi. E...
di FABRIZIO BRANCOLI
I messaggi che ci scambiamo oggi sono rapidissimi. Scrivi, fai clic su whatsapp o sul pulsante “invia” di una mail, e il destinatario riceve. Tempo impiegato: due, tre secondi. E va bene così.
Questa storia racconta invece di un messaggio lentissimo. Partenza nell’aprile del 1997, arrivo nel febbraio 2015. Per raggiungere i propri destinatari, ha attraversato diciotto anni. È breve come un sms o un tweet, solo che è scritto a penna e su un biglietto stropicciato. L’inchiostro blu è sfumato nell’azzurro e la carta odora di intonaco e mattoni: cose che lo schermo di un telefonino non può (ancora) fare. E va bene così.
Diciotto anni fa a Sanremo vinsero i Jalisse, per dire. Con Fiumi di parole. Un piccolo fiume di parole è arrivato anche nel muro di questa scuola, facendo un viaggio lungo, attraverso il tempo, i governi, i festival, i campionati del mondo, la crisi, gli amori, i parti, le morti, le cose che cambiano, le cose che non cambiano mai .
Qualcuno dice che è una storia autentica, qualcuno diffida: potrebbe essere uno scherzo, ben congegnato. Ma importa davvero, capirlo? Per una volta conta la suggestione, il sorriso che induce a riflettere e a farsi qualche domanda. Per esempio: che cosa scrivereste, voi, oggi, a degli studenti del futuro? Potremmo scrivere un nuovo biglietto, e infilarlo nell’intercapedine. Destinazione 2033.
Ci scriveremmo: «Continuate a leggere, a informarvi e a imparare. Qualsiasi sia lo strumento che userete. Continuate a comunicare con il vostro prossimo. Continuate a scambiarvi messaggi».
@fbrancoli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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