Il Tirreno

Empoli

Malattie professionali, è boom il lavoro causa un tumore su 5

di Marco Pagli

Nel circondario i comparti più interessati sono vetro, edilizia, cuoio e calzature Rossi (Cgil): «Crisi e politiche sbagliate stanno aggravando la situazione»

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EMPOLI. Tumori, stress, infortuni e malattie professionali. Eccola l’altra faccia della medaglia del lavoro. Una faccia molto spesso tenuta all’ombra, premuta sempre più sotto il peso della crisi, troppe volte ignorata dalle stesse potenziali vittime, i lavoratori. Ma ammalarsi, rimanere menomati o addirittura morire è qualcosa in più di una semplice eventualità. Una ricerca condotta dall’Asl 11 negli ultimi anni sui tumori correlati al lavoro ha mostrato come più di un caso di cancro su cinque (il 22,9%) è direttamente legato alla propria mansione professionale.

I comparti più interessati in assoluto sono il vetro, l’edilizia e cuoio e calzature. Mentre guardando alle tipologie di tumore, quelle prese in considerazione dall’azienda sanitaria locale sono quelli alla laringe, quelli ai polmoni, quelli alla vescica e le leucemie. Per quanto riguarda i primi, ad esempio, sui dieci casi esaminati sul territorio ben 6 sono da considerare correlati al lavoro (3 nell’edilizia e 3 nel vetro, tutti legati alle polveri di amianto). Mentre per i tumori ai polmoni, l’incidenza di quelli professionali è del 30% sul totale: su 72 casi esaminati, infatti, quelli correlati al lavoro sono 22. L’incidenza maggiore è nel vetro (9 su 19 casi e le ragioni principali sono la silice e l’amianto), nell’edilizia (6 casi su 27) e nella ceramica (2 su 10). Per il tumore alla vescica il settore più pericoloso è quello del cuoio e delle calzature: sui 62 casi esaminati, infatti, i tumori professionali sono stati ben 18, causati in massima parte da ammine aromatiche cancerogene e da idrocarburi policiclici aromatici contenuti negli oli minerali.

Ma i tumori non solo che una parte del problema. Da aggiungere al conto ci sono le centinaia di infortuni sul lavoro – in leggera flessione rispetto agli anni scorsi, anche se non in maniera proporzionale rispetto alla diminuzione di ore lavorate – che ogni anno avvengono nelle aziende del territorio, con esiti che possono essere anche molto gravi. Senza contare il boom delle malattie professionali – in letteratura «un evento dannoso alla persona che si manifesta in modo lento, graduale e progressivo, involontario e in occasione del lavoro» - secondo i dati Inail cresciute del 50% rispetto al 2008. Di queste i tumori sono solo una parte, che vanno ad aggiungersi alle patologie muscolo scheletriche (le cui denunce sono triplicate solo tra il 2006 e il 2011), a quelle della pelle o all’apparato respiratorio (come ad esempio l’asma, la bronchite, la fibrosi, l’edema), per arrivare a tutta quella casistica legata allo stress da lavoro correlato (malattie psichiche o psicosomatiche, ma anche gli infarti cardiaci ad esempio).

Un magma in ebollizione, quello dello stress da lavoro correlato, che interessa l’80% delle aziende e che provoca la metà delle malattie professionali riconosciute e il 40% delle degenze lunghe. «Quello sulla sicurezza sul posto di lavoro è un problema serio – attacca Rossano Rossi, segretario della Cgil di Empoli – che però troppo spesso si tende a sottovalutare. La crisi, tra le altre cose, ha un peso determinante in questo perché di fronte ad un’occupazione a rischio il primo pensiero del lavoratore stesso non è quello della sicurezza. E invece sul lavoro, anche se statisticamente si muore meno che nel passato, si continua ad infortunarsi e ad ammalarsi con maggiore frequenza. Purtroppo le ultime leggi in materia di lavoro non sembrano aver recepito questa situazione, dall’innalzamento dell’età pensionabile al Jobs Act che conferma se non addirittura acuisce la precarietà».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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