Il Tirreno

Empoli

Basta impianti, mi licenzio e faccio l’agricoltore

Francesco Turchi
Luca Barsottini nella sua azienda agricola (foto Agenzia Carlo Sestini)
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Luca Barsottini nella sua azienda agricola (foto Agenzia Carlo Sestini)

Montespertoli, il trentunenne Luca ha lasciato il lavoro di elettricista per aprire un’azienda: «Meglio pecore, ulivi e vigneti. Ho scelto di essere quello che mangio»

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MONTESPERTOLI. Ha lasciato un lavoro sicuro per inseguire un sogno, fatto di natura, animali e genuinità. Racchiusi in un’azienda agricola che sta facendo crescere, giorno dopo giorno, tra pecore e pony, ortaggi, ulivi e vigneti. E con l’obiettivo di produrre il Marzolino, formaggio tipico di questa zona, che veniva prodotto già nel Medioevo. Luca Barsottini ha 31 anni. Vive a Fiano, nel comune di Certaldo, ma ha scelto come teatro per la sua scommessa le colline di Montespertoli. Due anni fa si è licenziato e ha dato vita all’azienda agricola “Le Valli a Lucardo”, partendo dai terreni di proprietà del padre. Non è stato un “colpo di testa”. Ma il frutto di una scelta ben precisa: «Il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach diceva che “siamo ciò che mangiamo”. Ebbene, io voglio vivere seguendo questo concetto, voglio essere ciò che mangio».

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Luca lavorava come elettricista: «Ero dipendente di un’azienda da quindici anni e mi piaceva quello che facevo. La crisi economica non ha certo risparmiato il settore , ma il lavoro tutto sommato non mancava. Ho riflettuto a lungo e poi ho capito che avevo bisogno di una svolta, che volevo recuperare il mio rapporto con la natura: credo di aver preso la decisione al momento giusto, considerando che non ho una famiglia e dei figli da mantenere». Anche se questo nuovo stile di vita richiede grandi sacrifici: «Non esistono il sabato, la domenica e le festività. La natura di vuole vedere ogni giorno e anche una banale influenza può rappresentare un problema. Ma ci sono anche tanti aspetti positivi, a cominciare dal rapporto con gli animali e con le piante, che purtroppo ci siamo dimenticati in nome dell’egoismo. Ho riscoperto la natura come “madre” di tutto e ho capito quanto siamo piccoli noi essere umani di fronte a tutto questo».

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Dietro al suo cappello di lana e a una folta barba nera, c’è un ragazzo che ha fatto una scelta coraggiosa, che spesso lo porta a riflettere ma che sulla quale non si è mai pentito. Ha un profondo rispetto del passato, ma il suo cassetto è pieno di progetti per il futuro: «Certe volte mi sento un rammollito rispetto alle vecchie generazioni, forgiate dalla fatica ma anche legate - soprattutto nella vita di campagna - da una fratellanza che oggi si ritrova raramente, visto che ognuno è più propenso a portare acqua al proprio mulino. Io vorrei creare qualcosa di diverso, cercando anche la collaborazione delle aziende agricole della zona».

E intanto fa una vita decisamente diversa rispetto ai suoi coetanei: «La giornata in campagna inizia prestissimo. E sto qui fino al tramonto. Tra gli animali e la terra c’è sempre qualcosa da fare». E le uscite con gli amici? «Certo che mi interessano. Sarebbe disumano il contrario. La discoteca non mi piace, ma ogni tanto mi concedo un film al cinema o una birra in compagnia. Però poi la mattina dopo è davvero dura...».

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La sua vita è cambiata drasticamente. Nelle abitudini, ma anche dal punto di vista economico. Perché prima poteva contare su uno stipendio certo, mentre ora le incognite non mancano: «Ma per fortuna vivo ancora in casa con i miei genitori e questo è di grande aiuto». Ha già realizzato la struttura pronta ad accogliere una sala-degustazione, il caseificio è praticamente pronto. E poi c’è un piccolo frantoio e l’attrezzatura per produrre la birra artigianale.

Ma in cantiere c’è anche la produzione del Marzolino, formaggio tipico di Lucardo, di origine medievale, fatto di pasta morbida con fiori di cardo essiccato: «Ho trovato il disciplinare di produzione all’Accademia dei Georgofili a Firenze. Ha una storia lunga secoli». Ed è legato anche ad un aneddoto particolare. «Il Marzolino - racconta Barsottini - veniva esportato in Francia. Ma una volta causò problemi gastrointestinali alla corte del Re. Tanto che arrivò a Montespertoli una commissione di inchiesta, per capire come veniva realizzato. Poi si scoprì che si trattò semplicemente di una partita avariata. E la produzione è andata avanti con successo per secoli, con il disciplinare che ho ritrovato e che utilizzare».

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Il Marzolino sarà uno dei fiori all’occhiello dell’azienda agricola “bio” che Luca sta plasmando secondo il suo nuovo stile di vita, in mezzo a cinquanta pecore, che rappresentano una fetta consistente del suo futuro: «Ho fatto una scelta precisa, per arrivare a produrre tutto ciò che mangerò e per fare in modo che allo stesso tempo questi prodotti garantiscano il mio sostentamento anche dal punto di vista economico».
 

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