Sicurezza
«Ciao Giova, ora strapperai sorrisi anche in Paradiso»
Lacrime, striscioni e palloncini per l’addio al ragazzino di Cerreto Guidi morto per una meningite. Il dolore degli amici: «Ti ha portato via una malattia rara, proprio come te»
CERRETO GUIDI. «Sei il nostro sorriso, siamo sicuri che hai già conquistato tutti anche in Paradiso». Parole piene di amore, in mezzo alle lacrime tra centinaia di cuori spezzati. Ognuno ha il suo ricordo, carico di affetto, il suo Giovanni da raccontare. Mamma Paola ringrazia e invita tutti a seguire il cammino della fede, babbo Luigi Locci rivive le carezze con le quali accompagnava le preghiere della sera del suo piccolo angelo. E poi ci sono gli amichetti. Quelli del catechismo, i compagni di scuola. Che con le loro frasi strappano sorrisi in mezzo a tanto dolore. C’è chi stringe in mano palloncini bianchi con una dedica speciale, da lanciare in cielo, con il sogno nel cuore di farlo leggere a Giovanni.
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Una meningite fulminante se l’è portato via a neanche tredici anni. E la comunità cerretese si è fermata per il suo funerale. Non solo Bassa, dove viveva insieme ai genitori e ai due fratelli. Non solo parenti e amici. In centinaia sono arrivati nella chiesa di Santa Maria Assunta, troppo piccola per contenere tanto dolore. Ad accoglierli c’è un maxi-striscione affisso proprio accanto alla porta: «Ciao Giova, sarai sempre con noi. Ti vogliamo bene». Dalla parte opposta della strada ce n’è un altro: «Ciao Boss, non ti scorderemo mai». Messaggi “gridati” dagli amici di sempre. Quelli con cui condivideva le sue giornate spensierate, fatte di giochi, scuola e parrocchia. Sempre con il sorriso. Che resta nei loro cuori insieme alla rabbia: «Dovevi conquistare il mondo, piccolo Castorino» e il pensiero scritto da una sua coetanea su un palloncino, bianco come la bara, che viene accolta all’uscita dalla chiesa da un lungo applauso tra i singhiozzi. Gli stessi applausi che cercano di trasmettere un po’ di calore ai genitori, che si alternano al microfono - alla fine del funerale - per ricordare il loro angelo volato in cielo, con parole colme di fede: «Comportiamoci tutti bene - è l’appello di mamma Paola - perché solo così si conquista il Paradiso, dove potremo riabbracciare Giovanni. Non piangiamo, preghiamo». Suo marito Luigi, invece, ricorda l’allegria travolgente del figlio: «Quando arrivava da scuola, buttava lo zaino e salutava tutti noi con un bacio. Poi, in un attimo, andava a suonare il pianoforte, accendeva il computer, cantava, che ci fosse il sole o la pioggia. Era straordinario, ce l’hanno rapito...».
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L’ha rapito una sepsi meningococcica, che ha fatto scattare la profilassi per un’ottantina di persone tra insegnanti, compagni di scuola, familiari e personale medico che negli ultimi giorni sono stati a stretto contatto con lo sfortunato ragazzino. Venerdì scorso la febbre è salita fino a sfiorare i 42°. È arrivato in condizioni disperate all’ospedale di Empoli, dove è morto poche ore dopo sotto gli occhi impotenti di medici e genitori: «Giovanni si stava preparando a ricevere la Cresima. Proprio venerdì - racconta il parroco don Marcos Roberto Policarpo - era assente al catechismo per via della febbre. Ho chiesto a Luca (il catechista, ndr) a che punto era l’organizzazione del Carnevale. E lui mi ha detto di non preoccuparmi, che alle musiche ci stava pensando Giovanni insieme a un suo amico. Perché lui era così, sempre pronto a dare una mano: ad ogni processione gli affidavo il compito di scattare le foto da mettere sul giornalino. E gli piaceva tanto suonare le campane: andava in sagrestia e premeva il pulsante, senza neanche sapere come avrebbero suonato... Era così: buono, intelligente, innamorato della vita, con un sorriso contagioso». Che riempiva il cuore dei coetanei, alcuni dei quali leggono dall’altare dei brevi pensieri per l’amico che non c’è più: «Questa ferita non guarirà mai». «Eri così dolce e adorabile, capace di farci ridere su tutto. Ma stavolta ci hai giocato un brutto scherzo». Che ha fatto piombare nell’incubo un’intera comunità: «Ti ha portato via una malattia rara, proprio come te».
Giovanni, che frequentava la scuola media di Cerreto Guidi, avrebbe compiuto tredici anni il prossimo 21 marzo: «E quel giorno - annuncia il parroco dall’altare - ci ritroveremo tutti insieme, alle ore 21, per celebrare la messa del suo compleanno».
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