Il Tirreno

Empoli

I testimoni sotto choc «Sentito un gran botto poi grida e fiamme»

Minuti di fumo e paura nel racconto di condomini e vicini «Si sentivano le urla e il portone non si apriva»

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FUCECCHIO. Tanta paura, il fumo, le fiamme: poteva essere una tragedia ma nelle parole di chi ha vive nel palazzo a lato di piazza Niccolini il ricordo rimarrà giocoforza negativo, anche se non ci sono stati feriti gravi o morti. «Ho sentito un botto - ha raccontato Tiziana Falletta, una delle persone sfollate - ma in un primo momento ho pensato fosse caduto un vaso. Poi ho sentito delle urla e delle persone che mi chiamavano, finché i carabinieri non sono venuti a salvarmi. A ripensarci mi ci viene da piangere, poteva andare molto peggio».

Le persone più direttamente colpite dall’incendio erano visibilmente sconvolte, sia perché hanno visto la morte in faccia sia perché hanno perso a tempo indeterminato la sicurezza delle loro abitazioni. Attorno un nugolo di curiosi e di vicini, avvisati dal botto che ha fatto scaturire l'incendio (ma non l'esplosione, che non c'è stata).

Il primo ad arrivare nel palazzo in fiamme è stato Basilio Bichisecchi, che dalla sua macelleria ha sentito le grida di aiuto: «Ho sentito un gran botto, come un’esplosione. Abbiamo provato a sfondare il portone ma non ci siamo riusciti. Eravamo preoccupato soprattutto per Canio. Ed è stata proprio sua moglie a venirci ad aprire. L’abbiamo portato qui in negozio, in attesa dei soccorsi. Le fiamme? Si vedevano anche da qui».

All'ultimo piano, invece, vive Daniele Ulivelli, insieme alla moglie e ai due figli, uno dei quali per fortuna si trovava a scuola: «Un tonfo, poi è caduta la botola che dà sul tetto. Ho pensato a portare fuori mia moglie e la bambina e poi ho chiamato i vigili del fuoco. Il nostro appartamento per fortuna se l'è cavata ma la paura è stata veramente tanta. Mi dispiace per quelle due persone anziane che per diverso tempo non potranno rientrare nella loro abitazione. E' stato un macello gestire tutto».

Stessa paura per un'altra testimone, che dovrà abbandonare per non si sa quanto tempo la propria casa: «Ero con mio marito e mio cognato - ha raccontato Meri Cheloune - quando ho sentito un gran botto. Poi ci siamo affacciati sulla corte e abbiamo visto le fiamme e siamo scappati. La paura è stata tanta».

La ragazza vive al piano di sopra rispetto al punto da dove è scaturito l'incendio ma è stata comunque sfollata perché il solaio è stato danneggiato dalle fiamme. Probabilmente per loro il periodo forzato fuori casa durerà meno rispetto ai Di Dio, in quanto - secondo un primo sopralluogo - dovrebbe bastare un intervento di consolidamento del solaio per rendere di nuovo agibile e sicura la casa.

Per questi primi giorni, comunque, verrà offerta loro una sistemazione alternativa nell’ostello di Ponte a Cappiano, a spese dell’amministrazione comunale. (m.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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