Il Tirreno

Empoli

Qui si chiude più alla svelta cancellate trecento aziende

di Marco Pagli

Nell’artigianato l’emorragia produttiva ha percentuali maggiori che in altre zone Le associazioni di categoria: «Abbiamo guardato troppo al mercato interno»

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EMPOLI. Il tessuto produttivo del circondario è in grave sofferenza e lo è più degli altri territori della provincia. Le aziende muoiono ad un ritmo così veloce da non permettere alle nuove aperture di rimpiazzare le chiusure. Tanto è vero che al 30 settembre dello scorso anno (gli ultimi dati disponibili, diffusi dalla Camera di commercio di Firenze) la flessione delle imprese attive, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, è dell’1,8% , oltre 300 aziende morte. Mentre a livello provinciale l’emorragia si è fermata ad un -1,4%. Un trend, questo, difficile da spiegare anche per le associazioni di categoria. La colpa, come si suol dire, morì fanciulla e la crisi economica con i suoi molteplici aspetti non ha di sicuro semplificato il quadro.

Tuttavia due valutazioni su tutte sembrano riscontrare la responsabilità di questo scarto dell’Empolese Valdelsa rispetto all’intera provincia. «Probabilmente il principale punto critico di questa zona è che si è guardato troppo al mercato interno, che al momento è in grave difficoltà, e troppo poco all’export all’estero – scandiscono quasi all’unisono Gianna Scatizzi, presidente di Confartigianato Firenze, ed Elena Bardi, coordinatrice di Cna di zona – quest’ultimo, infatti, sta diventando un’ancora di salvezza per il made in Italy e andrebbe potenziato. Inoltre, l’organizzazione per distretti produttivi ha aggravato la situazione perché ha come immobilizzato centinaia di aziende all’interno dei settori più in crisi. Interi settori, insomma, si sono gravemente assottigliati travolgendo tutto l’indotto, specie le realtà più piccole». La situazione, pur con le varie differenze del caso, è la stessa in tutti e undici i comuni. Si va, in sostanza, dai dati pessimi di Vinci, Montaione e Castelfiorentino a quelli un po’ meno drammatici di Fucecchio e Montelupo.

Guardando, invece, i vari comparti, emerge con forza la crisi inarrestabile e sempre più allarmante dell’edilizia che in un anno nel circondario ha lasciato per strada altre 152 aziende (-5,4%). Performance poco incoraggianti anche per il commercio che perde poco meno di 100 attività (-1,9%). A settembre scorso, poi, c’erano una trentina di aziende in meno rispetto al precedente nel comparto agricolo e manifatturiero. Mentre, mostra segnali di flebile ripresa il settore dei servizi che in dodici mesi ha racimolato un + 0,1% con un aumento di imprese attive di quattro unità. Un discorso a parte va, inoltre, riservato alle imprese artigiane del territorio. Tra il 2009 e il 2014 ne sono morte, senza trovare ricambio, quasi quattrocento (-6,5%, contro una media provinciale del 5,3%).

Tuttavia, il dato per così dire confortante è che nell’ultimo anno questa perdita si è fortemente contenuta riducendosi ad un -1,1%, rispetto al -2,3% della provincia. E arriviamo alla situazione dei diversi comuni registrata nell’ultimo anno. A Capraia e Limite a soffrire di più sono state le imprese manifatturiere e dell’edilizia. A Castelfiorentino le situazioni più gravi – dove si sono perse una quindicina di aziende ciascuna – riguardano il settore edile e il commercio. Male il commercio anche a Cerreto (perse 22 imprese), così come l’agricoltura. A Certaldo buio pesto per l’edilizia (meno 20 imprese). Anche a Empoli il settore edile ha visto morire 40 attività, oltre alle 20 nel manifatturiero. Male edilizia (-20) e commercio (-15) a Fucecchio, ma è positivo il manifatturiero (+9).

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