Il Tirreno

Empoli

La burocrazia non perdona in crisi per nome dimenticato

di Marco Sabia
La burocrazia non perdona in crisi per nome dimenticato

Una carrozzeria non ha comunicato le generalità di un tecnico per le revisioni L’autorizzazione è stata revocata e il proprietario è costretto a licenziare 3 dipendenti

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CERRETO GUIDI. La motorizzazione civile revoca l'autorizzazione per le revisioni ad un'officina di Stabbia (una di quelle aziende colpite dal tornado), che così si vede costretta a licenziare tre dipendenti. Ma cosa è accaduto? L'Autocarrozzeria Italia di Stabbia (nel 2013) cambia il responsabile tecnico (figura obbligatoria) che sovrintende le revisioni ai veicoli ma - per una serie di dimenticanze - la motorizzazione non ne viene a conoscenza, con l' esito di avere una carrozzeria che ha lavorato per un anno e mezzo senza avere un responsabile, che però fisicamente c'era, anche se non l'aveva comunicato all'ente preposto.

Risultato: la motorizzazione quattro giorni fa revoca l'autorizzazione a revisionare i veicoli alla carrozzeria il cui fondatore Giovanni Araneo oggi parla di tre licenziamenti per riuscire ad andare avanti senza le entrate portate dalle revisioni. L'azienda incassa circa 10.000 euro mensili con 150 veicoli "esaminati". Le macchine revisionate nel periodo in cui - dal 30 aprile 2013 al 14 novembre 2014 - è mancato il responsabile tecnico, sono 2601. Alcune di queste potrebbero essere chiamate per dei controlli a campione, anche se la contestazione non riguarda tanto l'aspetto tecnico delle revisioni quanto più quello formale e normativo, in quanto alla Motorizzazione questo passaggio di ruolo fra le due figure non è mai arrivato. A quel punto i funzionari hanno fatto partire i controlli: il 31 ottobre scorso alcuni sono andati a controllare, ravvisando le mancanze di cui prima. Si è poi arrivati - dopo una serie di passaggi burocratici - alla revoca dell'autorizzazione, che economicamente porterà molte meno entrate alla ditta, già provata dall'impatto del tornado del 19 settembre scorso. Ma l'azienda non ci sta e - pur ammettendo l'errore di forma - contesta il provvedimento: « Dispiace che - ha sottolineato l'avvocato che ne cura gli interessi Simone Grazzini - per un errore materiale si sia arrivati a questo. Si è trattato di una dimenticanza nella comunicazione di un passaggio di ruolo fra un responsabile e l'altro. Ma la normativa non accetta tali errori, per cui è partito il procedimento. Basterebbe, però, un sopralluogo per capire che ci sono tutti i requisiti per continuare a fare le revisioni. Invece adesso l'officina rimarrà ferma, con gravi perdite, per un banale errore di comunicazione. Non lo hanno certo fatto apposta, perché in caso contrario si sarebbero volontariamente tirati la zappa sui piedi e non è così». «Speriamo di riottenere nel giro di sessanta giorni l'autorizzazione. In ogni caso - ha concluso - chi ha fatto la revisione presso questa officina può stare tranquillo».

L'azienda avrebbe potuto presentare ricorso al Tar. Però i tempi si sarebbero allungati e l'obiettivo è di tornare in possesso dell'autorizzazione prima di due mesi. Sarebbe servita più attenzione, perché spesso la burocrazia non perdona, come accaduto stavolta. Allo stato attuale, finché non arriverà la nuova "licenza", l'officina non potrà effettuare le revisioni, che per legge si effettuano dopo 4 anni dalla prima immatricolazione e poi ogni due anni. Una vicenda curiosa ed intricata, in cui una negligenza involontaria potrebbe portare a conseguenze occupazionali molto gravi.

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