Gioco
Strappato il sacco, ora c'è il foulard di Nedo sul cartello della via
Sfida di Aned e Comune di Fucecchio alla burocrazia che ha negato l’intitolazione della strada al deportato Nencioni. Il sindaco Spinelli: "Gesto doveroso per rendere omaggio a un grande personaggio"
EMPOLI. Alla fine qualcosa è successo. Ed è meglio così. Comune e Aned hanno deciso di trovare un rimedio alla triste vicenda legata alla strada di Fucecchio che doveva essere dedicata all’ex deportato Nedo Nencioni, scomparso nel 2012. Il nylon nero non c’è più: al suo posto sul cartello ora c’è un fazzoletto dell'Aned, l'associazione che ricorda gli ex deportati nei lager nazisti. Quel foulard bianco e celeste dal triangolo rosso (riservato agli internati politici) che Nencioni amava indossare ogni qualvolta si apprestava a raccontare ciò che aveva passato prima a Mauthausen e poi nel campo satellite di Ebensee, da dove uscì vivo (pesava 26 kg) e dove perse l'amato padre dieci giorni prima della liberazione da parte degli americani il sei maggio 1945.
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«Un gesto doveroso - ha sottolineato il sindaco Alessio Spinelli - in assoluto accordo con la famiglia di Nedo. Visto che per ora l’intitolazione della strada ancora non c'è abbiamo pensato di rendere merito a quest'uomo con questa iniziativa. Nei prossimi giorni - ha concluso - mi recherò dal prefetto con ulteriore documentazione affinché si riesca ad ottenere questa intitolazione toponomastica che Nencioni merita per tutto quello che ha fatto e ha rappresentato». E oggi è il giorno della memoria, per cui il gesto "ribelle" assume un valore che trascende la semplice volontà di non vedere più coperto con un sacco dell'immondizia un cartello che rappresenta la memoria di quei tragici giorni, i quali Nedo Nencioni aveva raccontato fino alla fine dei suoi giorni. Proprio per questo un anno fa il Comune di Fucecchio - dove l'ex deportato si era trasferito col figlio Luciano - aveva deciso di dedicargli una strada nella zona di Samo. Progetto però bocciato dalla prefettura, perché la legge sulla toponomastica (datata 1927) impedisce di intitolare strade a persone che non siano scomparse da almeno dieci anni, se non in caso di personalità di rilevanza nazionale. E a Nencioni questa eccezione non è stata riservata, a differenza di tanti altri, come Aldo Moro o Enzo Biagi. Eppure, nel suo piccolo, Nencioni si era elevato come l'ultimo pilastro della memoria nell'Empolese Valdelsa, vista la sua attività di divulgazione nelle scuole.
Nedo finì a Mauthausen a 17 anni come prigioniero politico, perché insieme al padre aveva scioperato alla vetreria Taddei di Empoli. Poi piombò ad Ebensee. Nedo ne uscì vivo, il padre Giuseppe no. E dal suo ritorno a casa iniziò una seconda vita, dedicata a raccontare ciò che aveva vissuto, nonostante in famiglia non amasse parlarne. Oggi - che la burocrazia si è messa di traverso - il Comune e l'Aned hanno voluto "tamponare" la falla: «Per decenni - sottolinea l’assessore Alessio Sabatini - Nedo ha saputo trasmettere con intensità e passione, e al contempo con chiarezza e semplicità, la Memoria di quello che la Storia aveva a lui e tanti altri riservato, ma che solo in pochi hanno potuto raccontare. Come amministrazione comunale crediamo che la riconoscenza verso di lui, come verso gli altri sopravvissuti alla follia nazi-fascista, passi anche attraverso l'intitolazione di una strada».
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