Attenzione
Buste bio care e inutili Dilaga la plastica fuorilegge
Da agosto dello scorso anno è entrato in vigore il divieto per i vecchi sacchetti In molti spiegano che ancora «stanno esaurendo le scorte precedenti al decreto»
EMPOLI. Lo scorso 21 agosto è stato approvato un divieto che bandisce l’utilizzo di buste di plastica da parte degli esercenti ma sia nel centro storico che al mercato questi comodi strumenti continuano ad essere molto utilizzati. Il divieto prevede multe a dir poco salate per i trasgressori: si parla infatti di sanzioni che vanno dai 2 mila 500 euro fino ad arrivare ai 25 mila. Facendo un giro al mercato del giovedì e in centro storico, sono pochissime le attività che hanno con se solo ed esclusivamente shopper biologici mentre la stragrande maggioranza ne conserva ancora un bel po’ di plastica.
Il decreto legge 91/2014 ha a cuore la tutela dell’ambiente ma per i commercianti significa veder raddoppiata la spesa per le buste. Si passa dai circa 15 euro per 1000 shopper in plastica a circa 30 Iva esclusa senza parlare del fatto che la resistenza di quelle bio è nettamente inferiore rispetto a quelle in plastica. Gli irriducibili della plastica dovranno presto deporre ogni tipo di speranza perché una volta terminate le scorte non ci saranno più scuse per le buste anti inquinamento.
«Malgrado siano meno pratiche e molto più costose siamo costretti a utilizzare le buste biologiche - dice Nicolina Tafuri, ambulante al mercato nel settore ortofrutticolo - anche perché certo non vogliamo pagare multe salate!». «Avendone ancora in magazzino continuo ad utilizzare sia quelle di plastica che quelle biologiche - commenta Sandro Innocenti della Macelleria Innocenti - una volta terminate quelle in plastica saremo costretti ad utilizzare solo quelle biodegradabili ma sono poco pratiche oltre al fatto che costano molto di più rispetto alla altre».
Infatti gli scogli più grandi sono proprio la praticità ed il costo che sicuramente non invogliano i commercianti a passare al biologico: «Le buste di plastica sono più pratiche e convenienti - dice Andrea Gelli di Ademaro Frutta - purtroppo per le buste biodegradabili i prezzi sono alle stelle, basta pensare al fatto che mille buste di plastica costano 15 euro mentre 500 di quelle bio costano o 30 o 47 euro a seconda della resistenza scelta». «Chiaramente a questo va sommata l’Iva e quindi alla fine dell’anno sono migliaia di euro spesi. I negozi di paese - continua - che hanno una propria clientela certo non vogliono chiedere ai compratori di pagare alcuni centesimi per le buste, per questo è una spesa non indifferente». In effetti non tutti i prodotti possono essere facilmente trasportati da una parte all’altra con una semplice bustina biologica e il nodo della questione, infatti, è anche quello del tipo di merce: troppo ingombranti o troppo pesanti, alcune non riescono ad essere contenute nelle bioshopper che si sfaldano dopo pochi passi. «Anche io per il momento utilizzo un 50% di buste bio e un 50% di plastica - commenta Luca Taddeini, ambulante del mercato nel settore dell’abbigliamento - ma se metto due paia di pantaloni in una busta bio questa si rompe in 3 secondi ed oltre ad essere molto più cara non è nemmeno tanto pratica».
Per qualche venditore, comunque, l’avvento della normativa approvata ad agosto certo non è una novità e non va minimamente ad intaccare le dinamiche dell’attività. «È oramai da molto tempo che utilizziamo delle bustine biodegradabili estremamente sottili ed economiche - dice Nila Ciardi del panificio Lupi - anche perché per portare un po’ di pane non si ha bisogno di borse particolarmente resistenti. Per noi utilizzare queste è la normalità e ci costano addirittura meno che di quelle di plastica».
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