Il Tirreno

Empoli

Svincolo al buio da 30 mesi ma i soldi non ci sono

di Francesco Turchi
Svincolo al buio da 30 mesi ma i soldi non ci sono

Empoli Centro, black-out infinito e pericoli per un furto di rame da 100.000 euro Si pensa a un impianto-bunker ma la Città Metropolitana deve trovare le risorse

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EMPOLI. E sono trenta mesi. Da quasi mille giorni lo svincolo di Empoli Centro della Fi-Pi-Li, porta d’ingresso della città, è completamente al buio. All’origine del black-out c’è un maxi-furto di rame. Poi la burocrazia e, soprattutto, la mancanza di fondi, hanno fatto il resto. C’è di più: di fatto non si sa se e quando l’illuminazione tornerà a funzionare. L’idea è di realizzare un impianto-bunker, protetto dal cemento per renderlo a prova di ladri. Ma servono almeno 75.000 euro e fin quando la Città Metropolitana - che ha ereditato la “patata bollente dalla Provincia - non troverà le risorse, gli automobilisti che nelle ore notturne percorrono il tratto (per una lunghezza di alcune centinaia di metri, che va dall’uscita della superstrada fino al centro commerciale), potranno continuare soltanto sui fari dell’auto per individuare pedoni, ciclisti o veicoli fermi.

Il furto dei cavi di rame che ha fatto saltare l’impianto di illuminazione risale all’agosto del 2012. La Provincia di Firenze, che ha la competenza su quel tratto di strada, avvia le pratiche per la richiesta di risarcimento alla compagnia assicurativa, che la riceve a gennaio 2013. Nel frattempo gli amministratori provinciali spiegano: «Finché non arriva il risarcimento, non possiamo riparare il guasto, perché non abbiamo le risorse».

A giugno 2014 la compagnia liquida il danno, sborsando appena 25mila euro. Il resto deve mettercelo la Provincia. Che non li ha o comunque non può sborsarli per via dei limiti alla spesa imposti dal patto di stabilità: «Purtroppo - spiega l’ingegnere Carlo Ferrante - dobbiamo fare i conti con una costante carenza di fondi, che non ci permette di programmare. Dobbiamo comportarci un po’ come al pronto soccorso: facciamo il triage, valutiamo la gravità degli interventi da fare e dirottiamo i soldi su quelli più urgenti». In più c’è la convinzione che non basta ripristinare l’impianto così com’era: «Il rischio è di subire un altro furto identico e di ritrovarci nella stessa situazione. Perché l’impianto si trova in mezzo a un campo, e per questo è facile preda dei ladri di rame. E anche le telecamere, che comunque costano, non risolverebbero il problema, perché questa gente senza scrupoli le mette fuori uso e poi fa quello che vuole. Stiamo pensando di murare cavi e pozzetti». Un antifurto che però causerebbe un altro tipo di problema: «In caso di guasto per intervenire dovremo demolire la protezione».

L’alternativa al vaglio dei tecnici è di spostare il punto di fornitura in un’altra area, ma c’è da capire con Enel se l’operazione è fattibile.

Trenta mesi dopo il furto, quindi, non solo il black-out prosegue, ma non c’è neanche una tempistica certa per il ripristino. Nonostante le proteste degli automobilisti e una situazione oggettiva di pericolo costante, non sono stati piazzati neanche lampeggianti o luci provvisorie, perché evidentemente si ritiene che comunque la zona sia in sicurezza. Intanto Andrea Ceccarelli, delegato alle infrastrutture della Città Metropolitana e Massimiliano Pescini, delegato alla viabilità (le funzioni sono state assegnate da Nardella due giorni fa), fanno sapere che hanno preso subito informazioni e che si stanno occupando della vicenda. Speriamo sia la volta buona.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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