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No a via Nencioni, Toni furioso: «La burocrazia uccide i sentimenti»

Francesco Turchi
L'ex sindaco di Fucecchio Claudio Toni
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L'ex sindaco di Fucecchio Claudio Toni

L’ex sindaco attacca la prefettura che ha negato l’intitolazione di una strada al deportato. «Lo chiedano agli studenti chi era Nedo. Purtroppo nell’apparato statale c’è ancora grasso che cola»

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FUCECCHIO. «In questo modo la burocrazia uccide i sentimenti. Le prefetture vanno ridotte, all’interno ci sono troppi burocrati». L’ex sindaco di Fucecchio, Claudio Toni, è un fiume in piena. Era stato lui un anno fa a presentare la documentazione per intitolare una strada a Nedo Nencioni, morto nel 2012, reduce da Mauthausen. Un “guardiano della memoria” che ha passato la sua vita a raccontare agli studenti gli orrori della Shoah. Ma per la legge (numero 1188 del 1927) non è abbastanza per meritarsi l’intitolazione di una strada. Perché devono trascorrere almeno dieci anni dalla morte. Può essere concessa una deroga, ma soltanto per personaggi di fama nazionale. E, secondo il prefetto, Nencioni non lo è. Toni non ci sta e ripercorre le tappe che avevano portato - frettolosamente - l’amministrazione comunale a installare nella via prescelta (zona Samo), il cartello con la scritta “Via Nencioni, deportato politico”. Una scritta coperta da mesi con un sacco di plastica, in attesa di capire se - come spera l’attuale sindaco Alessio Spinelli - la prefettura cambierà idea. Altrimenti, senza il dietrofront (che sembra decisamente improbabile), il cartello dovrà essere rimosso.

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«La delibera di giunta - puntualizza Toni - risale a un anno fa. Volevamo fare le cerimonia di inaugurazione il 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria. Presentammo tutta la documentazione: la storia di Nedo, accompagnata da testimonianze e dal libro che lui stesso aveva scritto. Ma la richiesta fu respinta, così come la successiva richiesta di riesame. È inconcepibile». Nel mirino di Toni c’è la prefettura: «Per sapere chi era Nedo Nencioni basta chiederlo agli studenti. È stato per tutti un esempio, ha girato in lungo e in largo l’Empolese Valdelsa insegnando “educazione alla Memoria”, portando la sua testimonianza di una pagina così tremenda della nostra storia. Non mi interessa se secondo loro non era un personaggio di livello nazionale». Quindi la stoccata: «La burocrazia fa male a questo Paese, all’economia come ai sentimenti. Come in questo caso, che non è altro che la dimostrazione che negli apparati dello Stato c’è ancora troppo grasso che cola».
Il suo successore, Alessio Spinelli, ha spiegato che uno spiraglio sembra esserci: «Spiegherò nel giusto modo, senza fare le barricate, che non è uno dei tanti deportati. Siamo di fronte a una legge del 1927, serve un po' di buon senso». E Toni fa il tipo per lui: «Spero che ottenga la deroga, che chiuderebbe questa brutta vicenda in maniera dignitosa».
 

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