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Don Donato in missione nel campo profughi: "Situazione critica"
Il parroco è partito per l'Iraq con una delegazione del Movimento Shalom. Il castellano Agostini: "Una sofferenza di cui vogliamo essere testimonianza”
CERRETO GUIDI. “La situazione è molto più critica di quello che immaginavo. Il lavoro che fino ad ora è stato fatto per dare assistenza ai rifugiati è immane, ma tanti sono ancora i bisogni". Queste le parole di don Donato Agostinelli, partito per l'Iraq lunedì 12 gennaio, con una delegazione di volontari del Movimento Shalom per ribadire la vicinanza ai cristiani perseguitati e a tutte le minoranze oppresse dal terrorismo.
Il gruppo ha già visitato ad Ankawa, nella regione autonoma del Kurdistan, alcuni campi dove vivono i profughi cristiani fuggiti, ad agosto, dai villaggi della Piana di Ninive (tra cui Qaragosh, Bartella, Batnaya e Karemlesh, oggi occupati dai miliziani dello Stato Islamico).
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Nella sola cittadina di Ankawa si contano settantamila sfollati, distribuiti in diversi campi. Nel più grande, ricavato in un centro commerciale mai inaugurato e ora ribattezzato Ankawa Mall, vivono 420 famiglie, in container di quattro metri per cinque forniti dall'Unhcr. 1700 persone che condividono i servizi igienici e che aspettano soltanto di poter tornare nelle loro case. A pochi chilometri di distanza, nei pressi dei campi Asthy 128 e 189, padre Firas Behnam Benoka, referente locale del Movimento Shalom, ha allestito la clinica Mart-Shmony per dare assistenza sanitaria ai profughi. La farmacia del piccolo dispensario non riesce, però, a far fronte alla crescente richiesta di medicinali.
“Abbiamo portato con noi generi di prima necessità, vestiti e medicine - precisa Don Agostinelli - ma ci sarebbe bisogno che gli aiuti umanitari arrivassero in maniera massiccia”.
In prima linea con Padre Firas Behnam Benoka anche molte suore e sacerdoti di ogni ordine religioso. In molti casi profughi loro stessi, protagonisti dell'esodo forzato di 500mila iracheni verso il Kurdistan. Uomini, donne e bambini per i quali, in una notte, tutto è finito.
“In questi giorni abbiamo vissuto momenti molto intensi,- spiega Claudio Agostini di Castelfiorentino, membro della delegazione e storico volontario del Movimento Shalom-. In particolare, nel campo profughi di Gasnazan, abbiamo avuto modo di parlare con Suor Rahma Yacob, una suora domenicana irachena dell'ordine di Santa Caterina da Siena. Il suo racconto della fuga e delle traversie patite dai rifugiati ci ha permesso di comprendere il loro dramma e di interiorizzare la loro sofferenza. Una sofferenza di cui vogliamo essere testimonianza”.
I volontari del Movimento rientreranno in Italia il 18 gennaio
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