Sicurezza
Shelbox chiama Nardella «Trovaci un imprenditore»
Secondo compleanno del presidio per i 109 lavoratori in mobilità «I politici? Siamo la Lucchini della Valdelsa ma ci hanno lasciati da soli»
CASTELFIORENTINO. Dodici mesi fa, per soffiare sulla prima candelina del presidio, c’erano politici di tutti i livelli, dagli assessori comunali ai deputati. Stavolta invece hanno festeggiato il compleanno da soli. Nel frattempo la cassa integrazione si è trasformata in mobilità, l’unico imprenditore che si era fatto avanti per rilanciare la produzione ha fatto flop. E all’orizzonte c’è lo spettro dell’asta per l’aggiudicazione dello stabilimento. Ma gli operai della Shelbox di Castelfiorentino non mollano, anche se la la produzione di casette mobili è ferma da due anni. E nonostante non abbiano più neanche la possibilità di presidiare la “loro” azienda dall’interno: sono stati relegati in un prefabbricato subito fuori dal cancello, dove continuano a sventolare le bandiere della Fiom.
Ma vanno avanti nella lotta: «Lo stabilimento – sottolineano – potrebbe tornare a funzionare anche subito. Questo però non avviene a causa dell'assenza di azione da parte della politica e da parte dell'impresa».
«Il presidio dell'azienda ha fatto sì che il territorio industriale di questa zona non morisse, che le professionalità non andassero disperse - spiega Daniele Calosi, segretario della Fiom Cgil di Firenze - e che venissero salvaguardati macchinari e stabilimento. Noi abbiamo fatto tutto il possibile, ma finché gli imprenditori non fanno il loro lavoro, la Shelbox non può ripartire. Abbiamo bisogno che le istituzioni ci aiutino a trovare una soluzione imprenditoriale. Purtroppo se gli imprenditori non tornano a fare il proprio lavoro, a investire, a credere nel territorio e nelle professionalità, e fare qualcosa per la collettività, non c’è via d’uscita».
Sono 109 gli addetti ex Shelbox che dal settembre scorso sono in mobilità (da 1 a 3 anni a seconda dell’età del lavoratore, con gli under 40 che usciranno definitivamente tra nove mesi) dal settembre scorso. Una ventina di questi, nel frattempo, ha trovato lavoro, ma a tempo determinato.
Intanto i mesi passano e le energie sono ridotte all’osso. In due anni i lavoratori si sono inventati di tutto (compreso l’incontro con Papa Francesco) pur di tenere alta l’attenzione sulla Shelbox (fallita a marzo dell’anno scorso). Hanno ottenuto la cassa integrazione per 18 mesi. Poi hanno sperato nella svolta quando l’ingegnere Di Lauro, insieme ad altre realtà, ha dato vita alla Solaris 3, la newco che avrebbe dovuto riassorbire tutti i 109 lavoratori attraverso un piano di rilancio che passava dalla produzione di prefabbricati per il Sudamerica. Ma in extremis Di Lauro si è tirato indietro.
E allora ecco l’ennesimo appello alla politica, lanciato da Massimo Simoncini della Rsu: «Chiediamo un incontro urgente con la Regione e con Dario Nardella, sindaco della città Metropolitana e politico vicino a Matteo Renzi. il futuro della nostra azienda non è meno importante di quello della Lucchini o delle acciaierie di Terni. Centonove posti di lavoro sono vitali per la Valdelsa: ci devono aiutare a trovare un imprenditore capace di far ripartire la produzione, che sia di casette mobili o di qualcos’altro». Intanto il tempo stringe: «Ringraziamo il curatore fallimentare Mario Marchini per la disponibilità e la sensibilità dimostrata. Ma è evidente che se non arriverà una proposta seria in tempi brevi - avverte Stefano Angelini della Fiom Cgil - dovrà bandire l’asta per lo stabilimento. Si parla di una cifra intorno ai 18 milioni di euro: questa ipotesi finirebbe per complicare ulteriormente il rilancio».
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