Il dolore
Piano per le emergenze realizzato coi cittadini
A Montelupo scatta il percorso partecipato, poi il modello sarà esteso ad altri Comuni
MONTELUPO. I Comuni dell’Empolese Valdelsa non hanno un piano efficiente di protezione civile. E in caso di calamità le lacune organizzative, ma anche la scarsa preparazione dei cittadini, sono emerse: dal tornado di Stabbia, fino al terremoto del dicembre scorso. Il Comune di Montelupo vuole correre ai ripari, mettendo a punto un nuovo progetto con il coinvolgimento diretto della popolazione (a cominciare da associazioni di volontariato, operatori scolastici, genitori, ma anche dei rappresentanti dei diversi settori economici), con l’obiettivo di rendere più consapevoli - e preparati - i cittadini. L’intento finale è di mettere a punto un modello da esportare anche negli altri Comuni dell’Empolese Valdelsa.
Il percorso “Protezione civile è Partecipazione” è finanziato dalla Regione per un importo di 21.000 euro ed è coordinato dalla società Sociolab. Saranno mappati gli elementi di rischio, responsabilizzati gli abitanti come protagonisti della propria sicurezza; formate risorse locali per rispondere in modo efficace agli eventi calamitosi. Il percorso è partito a dicembre con una serie di attività di monitoraggio del territorio, di formazione dei dipendenti comunali, delle forze dell'ordine e del volontariato e con interviste ad alcuni “portatori di interesse”. Sabato 17 gennaio il via alle attività aperte alla cittadinanza. Dalle 9.30 alle 12.30 punto informativo al mercato di Montelupo: i cittadini saranno invitati a raccontare il proprio punto di vista, inerente la conoscenza del territorio, la propria esperienza diretta di eventi passati e la personale percezione del rischio (per info sugli altri appuntamenti www.comune.montelupo.fi.it).
«Il terremoto che è avvenuto nel mese di dicembre - spiega Paolo Masetti, sindaco di Montelupo e delegato alla protezione civile dell’Unione - ha messo in evidenza la necessità di intervenire in tempi rapidi in questo ambito, di definire protocolli di comportamento condivisi, di affinare e potenziare gli strumenti di contatto con i cittadini e soprattutto di promuovere una cultura dalla protezione civile nella popolazione. Il mese scorso ho potuto constatare che in pochi sono a conoscenza delle norme di comportamento da tenere in caso di terremoto. Ecco noi dobbiamo lavorare affinché la quasi totalità dei nostri cittadini acquisisca una maggiore consapevolezza».
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