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La 429 bis va avanti a suon di indagini e cause

Lucia Aterini
Il cantiere sulla 429 bis
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Il cantiere sulla 429 bis

Per il tratto tra Empoli e Castelfiorentino l'Autorità anti-corruzione si rivolge alla procura della Corte dei conti, l'azienda dell'appalto chiede i soldi alla Provincia. E sul costo degli inerti scoppia il giallo

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EMPOLI. Iniziata male, andata avanti tra mille difficoltà. E dopo 8 anni l’opera, la 429 bis, è ancora da finire. Con le indagini e le cause legali e che crescono mentre una comunità sta ancora aspettando, dopo decenni, questo nuovo tracciato. Ieri in Regione si è svolta un’audizione nell’ambito dell’indagine conoscitiva chiesta da Forza Italia dopo lo stop estivo all’azienda, la Ics Grandi lavori, che aveva l’appalto. Il commissario, Alessandro Annunziati, sta riaffidando i lavori a piccoli pezzi in maniera tale da non dover, al momento, affrontare un bando europeo perché la cifra da spendere complessivamente lo prevederebbe. Sono infatti circa 20 i milioni da investire per completare il tracciato da qui al 2017. In sostanza ci vorrà ancora un milione a chilometro per questa strada finanziata dalla Regione e gestita dalla Provincia.

Nel frattempo, però, la 429 bis sta impegnando gli enti e la politica dal punto di vista legale. E anche ieri mattina l’assessore provinciale Tiziano Lepri, durante l’audizione in consiglio regionale, ha aggiunto un altro capitolo a una vicenda che sta diventando sempre più intricata.Già nei mesi scorsi l'Autorità nazionale anticorruzione ha redatto una relazione sull'opera per la lievitazione dei costi: da 43 a circa 100 milioni. E ha disposto l'invio alla procura regionale della Corte dei conti per valutare un presunto danno erariale dovuto all'impennata delle spese. Ad aggiudicarsi il bando era stata nel 2007 la Ics grandi lavori spa per 43 milioni. Già due anni dopo l'impresa presentò riserve rispetto all’appalto. In sostanza chiese soldi in più per portare avanti i lavori e nel 2011 venne fatta una transazione con la Provincia di Firenze con cui furono riconosciuti 17 milioni di euro in aggiunta all'azienda.

La lievitazione dei costi era dovuta ai materiali inerti che da 5,19 euro al metro cubo passarono a 14,58 perché la terra per riempire il tracciato non fu presa nelle cave di zona ma da aziende sul libero mercato. Con un costo triplicato rispetto al capitolato. In più secondo l'Autorità sono state anche riscontrate carenze progettuali da parte di Technital che ha redatto il progetto.

Dopo il commissariamento la Ics Grandi lavori ha fatto un decreto ingiuntivo alla Provincia chiedendo 5 milioni. Si tratta della differenza tra la somma che, in prima battuta, era stata riconosciuta all’impresa da una commissione per i maggiori costi sostenuti per il materiale (22 milioni) e quella poi effettivamente liquidata (17 milioni) alla Ics Grandi lavori in base a un accordo bonario sottoscritto con la Provincia. «E con cui - ha spiegato l’assessore Tiziano Lepri - l’azienda rinunciava a qualsiasi altra pretesa economica». Nello stesso tempo la Provincia ha fatto un’altra scoperta. Un’azienda fornitrice del materiale inerte ha fatto causa all’ente (ora in dismissione) perché, sempre come ha spiegato l’assessore Lepri, «non era stata pagata dalla stazione appaltante. Dalle fatture che sono state prodotte è emerso che gli inerti sono stati pagati dalla Ics grossomodo la cifra prevista dal capitolato (5 euro e 19) a fronte di 14,58 euro riconosciuto con l’accordo bonario raggiunto con l’ente».

Da qui, a dicembre scorso la Provincia si è opposta al decreto ingiuntivo e ha chiesto l’annullamento della transazione e di ripristinare il contenzioso sulle riserve con la Ics anche se i 17 milioni sono ormai già stati liquidati

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