Sicurezza
Depuratore, chiesti i danni da Stato e ambientalisti
Partito il processo per l’impianto di Ponte a Cappiano e gli scarichi illeciti La sentenza è prevista a giugno. Polemica dell’Unione Inquilini
FUCECCHIO. Non solo il Comune di Fucecchio, ma anche lo Stato e due associazioni ambientaliste. Queste le parti civili del processo per il depuratore di Ponte a Cappiano che è iniziato in tribunale a Firenze. Un procedimento dalle tappe serrate che in sole altre quattro udienze arriverà a sentenza a giugno e si avvarrà di numerosi testimoni chiamati dal pubblico ministero e, in minor misura, da alcune delle parti in causa.
A presenziare le udienze anche una rappresentanza dell'associazionismo ambientalista. A costituirsi parte civile, infatti, oltre all’amministrazione di Fucecchio (col patrocinio e conseguente compartecipazione alle spese dei Comuni di Santa Croce, Castelfranco e Santa Maria a Monte) anche Legambiente Toscana e Italia Nostra, sezione Medio Valdarno Inferiore. Presente, sempre come parte civile, anche l'avvocatura dello stato, che come primo atto formale ha citato per responsabilità civile proprio il Consorzio Conciatori. Una presenza, quella dello Stato nel procedimento, che potrebbe, a seconda di come andrà avanti il processo, accompagnarsi con la richiesta d'imputazione per danno ambientale, notoriamente prerogativa del ministero dell'Ambiente e certamente fra gli obbiettivi delle associazioni.
Difendono la loro posizione il Consorzio Conciatori di Fucecchio ed i due imputati nella vicenda, Massimo Banti e Claudio Brotini, rispettivamente ex-presidente ed ex-direttore tecnico. L'accusa, lo ricordiamo, è quella di aver smaltito reflui conciari tramite manomissione delle strutture di monitoraggio Arpat. «Il caso di Ponte a Cappiano, in cui sono stati probabilmente sversati liquami non trattati direttamente nel fiume per anni, ci è sembrato talmente grave ed incisivo che non potevamo oggettivamente tirarci indietro – dichiara il presidente di Legambiente Toscana Fausto Ferruzza. – Per questo come associazione abbiamo voluto costituirci parte civile nel procedimento. Una decisione in linea con la nostra storia ed anche con l'attualità: da tempo chiediamo che la legislazione si aggiorni in materia attraverso proposte di legge che prevedano altri profili di reato legati all'inquinamento che vadano oltre il traffico illecito di rifiuti, come il disastro ambientale o l'allarme sanitario».
Aldilà dell'udienza, che ieri mattina è stata assorbita quasi interamente dal primo vaglio delle carte, continuano le polemiche relative al ruolo che i Comuni avranno in sede di processo. A rinfocolarle è ancora una volta Luca Scarselli, per l'Unione Inquilini. «Non comprendiamo il motivo per il quale gli altri tre Comuni lambiti dall'Usciana oltre a Fucecchio non abbiano almeno tentato la costituzione di parte civile, come non capiamo i motivi per i quali il sindaco di Fucecchio abbia dichiarato che non chiederà una perizia per accertare un eventuale danno ambientale, limitandosi a parlare di danno all'immagine – scrive Scarselli – Vorremmo inoltre capire perché non è stato ancora nominato un consulente tecnico nel processo in cui il Comune si è costituito. Non vorremo che alla fine dei conti, il Comune possa vantare l'ottenimento di una condanna per la propria immagine, senza accertare lo stato di inquinamento e l'eventuale danno ambientale». Il processo entrerà nel vivo nella prossima udienza fissata per il 12 marzo prossimo.
Nilo Di Modica
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