La protesta
Unione condannata a risarcire una precaria con 15 mensilità
L’impiegata che ha fatto causa aveva lavorato per l’ufficio difesa del suolo e pianificazione territoriale dell'Empolese Valdelsa. Era inquadrata come atipica ma ora il giudice ha stabilito che il suo lavoro era di tipo subordinato
EMPOLI. L’Unione dei Comuni è stata condannata al pagamento di un risarcimento in favore di una ex dipendente precaria, a cui non era stato rinnovato il contratto di lavoro. Si tratta di Elena Sani, impiegata dall’ormai ex Circondario nell’Ufficio difesa del suolo e pianificazione territoriale. Nel corso del 2012 il suo contratto a tempo determinato era scaduto e l’ente di piazza della Vittoria non aveva confermato l’incarico. La dipendente, quindi, aveva mosso causa contestando il suo inquadramento da atipica che aveva avuto nei primi anni di lavoro presso il Circondario e chiedendo di conseguenza il pagamento della differenza retributiva. Il tribunale dopo due anni di processo si è espresso con sentenza definitiva, condannando l’Unione al rimborso di quindici mensilità e al versamento delle spese processuali.
In tutto si tratta di un risarcimento pari a circa 23mila euro: nella somma sono compresi 16mila euro di compensazione per le mensilità riconosciute e altri 7mila euro per le spese giudiziarie. Secondo il racconto delle Rsu dell’Unione, Elena Sani aveva lavorato per oltre cinque anni nella sede distaccata di via Pievano Rolando occupandosi n particolare di digitalizzazione, cartografia e numeri civici. «Per diversi mesi il suo inquadramento contrattuale era stato, appunto, da atipica – raccontano alcuni delegati delle rappresentanze sindacali - dopo il tirocinio iniziale aveva ricevuto alcuni rinnovi, sia con un contratto di collaborazione sia con un contratto a progetto. Solo dopo alcuni anni era arrivato un contratto a tempo determinato, che però nel corso del 2012 era scaduto e non rinnovato. La sentenza del giudice ha stabilito che, a fronte di un contratto di collaborazione e a progetto, il rapporto aveva sempre avuto natura subordinata. L’ente, quindi, è stato condannato al pagamento delle differenze retributive tra il contratto atipico e quello subordinato, indeterminato o determinato che fosse». Il ricorso a forme contrattuali come quella di collaborazione coordinata e continuativa e quella a progetto ha conosciuto negli ultimi anni un vero e proprio boom, anche all’interno delle amministrazioni pubbliche. Tuttavia, spesso queste tipologie mascherano un lavoro che atipico non è, se non nella forma. Un fatto, questo, di cui sembra aver dato implicita conferma lo stesso governo che nei mesi scorsi aveva dichiarato di voler abolire co.co.co e co.co.pro, seppure ancora non ci sia traccia legislativa di tale intento. D’altro canto, specie per quanto attiene agli enti pubblici, tra spending review e tagli ai trasferimenti è sempre più complicato non tanto assumere – perché quello non si fa ormai da anni –, quanto confermare il personale già in servizio, specie se precario».
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