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Empoli

l’altra richiesta

«Parte dei soldi delle multe per la nostra previdenza»

EMPOLI. Il “nodo” economico che - insieme ad altri fattori - ha portato allo scontro tra Unione dei Comuni e polizia municipale, riguarda quanto previsto dall’art. 208 del codice della strada, che...

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EMPOLI. Il “nodo” economico che - insieme ad altri fattori - ha portato allo scontro tra Unione dei Comuni e polizia municipale, riguarda quanto previsto dall’art. 208 del codice della strada, che regola l’utilizzo dei proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie. In particolare, viene stabilito che una parte dell’introito venga reinvestito nella manutenzione delle strade, un’altra nell’acquisto di mezzi e attrezzature; e poi nel miglioramento della sicurezza stradale, ma anche in «misure di assistenza e di previdenza per il personale». E su questo aspetto i sindaci avevano puntato l’indice: «Ma noi non ci stiamo ad essere trattati come mercenari – rimarca Simone Masi del Sulpm – non è che ci siamo alzati una mattina e abbiamo deciso di proclamare lo stato di agitazione. Qui c’è una situazione complessiva insostenibile sul piano organizzativo».

E, in particolare, per quanto riguarda la vicenda economica, la “partita” è aperta da anni: «Nel tempo – spiega Barbieri – ci sono state varie sentenze discordanti della Corte dei Conti. Ma nel 2012 è arrivato l’ok definitivo: quei soldi previsti dal codice della strada non vanno ad incidere sul costo del personale. E infatti la situazione in vari Comuni, a cominciare da quello di Empoli, si era sbloccata». Nel frattempo però è nata l’Unione: «E allora abbiamo deciso di presentare una richiesta unitaria. Che era stata recepita: l’8 aprile 2014 la vecchia giunta aveva dato l’ok, invitando i singoli Comuni a fare gli atti necessari per il trasferimento delle risorse all’Unione, ovviamente in base al numero di agenti. Sembrava un capitolo chiuso. E invece poi la questione si è nuovamente bloccata. E ora il sindaco Mangani, che faceva parte anche della scorsa giunta, viene a dire che pensiamo solo a ottenere più soldi in busta paga e a difendere il privilegio dell’indennità previdenziale integrativa».

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