La manifestazione
Pochi agenti, auto da rottamare e divise logore: rivolta dei vigili
La rabbia delle Rsu della polizia municipale dell'Unione dell'Empolese Valdelsa: «Servizi con ricetrasmittenti in prestito e 6 giubbotti antiproiettili per 96 dipendenti: così non è garantita la sicurezza nostra e dei cittadini». Si va verso lo sciopero, assemblea il 7 gennaio
EMPOLI. Divise logore, parco-auto vecchissimo (ci sono veicoli che hanno “macinato” 290mila chilometri), per non parlare delle moto (immatricolate anche nel 1992). Difficoltà burocratiche quotidiane anche per fare un pieno di benzina, ricetrasmittenti non pervenute. Così come la quota-parte dei proventi dalle multe che secondo il codice della strada dovrebbe essere utilizzata «per le misure di assistenza e di previdenza per il personale». E ancora, appena 6 giubbotti anti-proiettili in dotazione per un organico di 96 agenti. Zero assunzioni in due anni, a fronte di otto vigili urbani che hanno lasciato il servizio, tra mobilità e pensionamenti: «I sindaci non sanno se le assunzioni sono compito dell’Unione o dei singoli Comuni». È la situazione - ormai divenuta insostenibile - che ha portato la polizia municipale dell’Empolese Valdelsa a proclamare lo stato di agitazione, con il blocco già da alcune settimane dei servizi notturni e la convocazione di un’assemblea per il 7 gennaio, con all’ordine del giorno il via libera allo sciopero di domenica 17 gennaio, quando è in programma la partita Empoli-Inter.
Lo scontro. Dopo la rottura delle trattative tra Unione e polizia municipale, ora volano gli stracci. I delegati Giulio Mangani e Alessio Spinelli avevano accusato nei giorni scorsi gli agenti di pensare soltanto ai soldi e di «difendere privilegi inaccettabili», dicendosi poi pronti a far intervenire il prefetto in caso di sciopero per evitare il caos del traffico.
La replica. Ora però arriva la dura presa di posizione delle Rsu dei singoli comandi territoriale della polizia municipale, con i delegati che “vuotano il sacco” e raccontano (davanti ai rappresentanti delle opposizioni nei vari consigli comunali, invitati alla conferenza stampa) due anni vissuti tra mille difficoltà per «la nascita “a freddo” di un corpo unico, messo in piedi in pochi mesi senza un piano organizzativo».
Le richieste. Gli agenti tracciano il quadro e fissano le loro condizioni, riassunte da Alessandro Giorgetti della Cgil Funzione Pubblica: «Si tratta di personale “comandato” all’Unione, e il rischio che si trovino con un trattamento economico diverso rispetto ad altri colleghi, perché il loro stipendio è composto da una parte fissa e da una variabile, con quest’ultime che – a differenza da quanto fatto dai Comuni – non è stata definita dall’Unione». E poi c’è il capitolo (zero) investimenti: «L’organico è sceso di otto unità e non è stata fatta alcuna assunzione. In pratica si vuole coprire un territorio così vasto, con 96 agenti per 170mila abitanti. Eppure il codice della strada prevede che una parte dei proventi venga investito nel personale, comprese nuove assunzioni».
Fac-totum. L’Unione è nata il 1º gennaio 2013, con i Comuni che hanno trasferito la gestione di protezione civile, sociale e, appunto, polizia municipale: «Ma nel frattempo - sottolinea Marco Barbieri, delegato Rsu di Empoli – funzioni come ragioneria, economato, personale e manutenzioni sono rimaste ai singoli Comuni. Di conseguenza i nostri agenti si sono dovuti arrangiare e fare di tutto, a cominciare dagli acquisti, fino a metterci la faccia coi fornitori, perché non si sapeva quando le fatture sarebbero state pagate. Il problema è stato superato completamente soltanto nello scorso ottobre, con la nomina della dirigente del Comune di Fucecchio Cristina Buti a capo della ragioneria dell’Unione, ma ci risulta che sia in procinto di dimettersi».
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No sicurezza. Ma quello che fa infuriare la polizia municipale è l’aspetto-sicurezza: «Non si può lavorare senza ponte-radio: ci sono problemi organizzativi e di sicurezza. Da una parte è impossibile coordinare il servizio tra più pattuglie; dall’altro ci possiamo ritrovare ad operare in zone dove non c’è copertura. E poi pensiamo al caso di una calamità naturale, come a Stabbia per esempio: gli strumenti ci sono stati prestati dalla Vab, così come in occasione delle partite utilizziamo le ricetrasmittenti della questura. È impossibile lavorare in queste condizioni, ne va della sicurezza nostra e dei cittadini. I soldi necessari c’erano, ma sono stati utilizzati per altro. E ora quei 30mila euro che l’Unione ha messo sul piatto per il bando, sono stati tagliati dalla fornitura di vestiario».
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Soldi delle multe. Il “nodo” economico che - insieme ad altri fattori - ha portato allo scontro tra Unione dei Comuni e polizia municipale, riguarda quanto previsto dall’art. 208 del codice della strada, che regola l’utilizzo dei proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie. In particolare, viene stabilito che una parte dell'introito venga reinvestito nella manutenzione delle strade, un’altra nell’acquisto di mezzi e attrezzature; e poi nel miglioramento della sicurezza stradale, ma anche in «misure di assistenza e di previdenza per il personale». E su questo aspetto i sindaci avevano puntato l’indice: «Ma noi non ci stiamo ad essere trattati come mercenari – rimarca Simone Masi del Sulpm – non è che ci siamo alzati una mattina e abbiamo deciso di proclamare lo stato di agitazione. Qui c’è una situazione complessiva insostenibile sul piano organizzativo». E, in particolare, per quanto riguarda la vicenda economica, la “partita” è aperta da anni: «Nel tempo – spiega Barbieri – ci sono state varie sentenze discordanti della Corte dei Conti. Ma nel 2012 è arrivato l’ok definitivo: quei soldi previsti dal codice della strada non vanno ad incidere sul costo del personale. E infatti la situazione in vari Comuni, a cominciare da quello di Empoli, si era sbloccata».
Nel frattempo però è nata l’Unione: «E allora abbiamo deciso di presentare una richiesta unitaria. Che era stata recepita: l’8 aprile 2014 la vecchia giunta aveva dato l’ok, invitando i singoli Comuni a fare gli atti necessari per il trasferimento delle risorse all’Unione, ovviamente in base al numero di agenti. Sembrava un capitolo chiuso. E invece poi la questione si è nuovamente bloccata. E ora il sindaco Mangani, che faceva parte anche della scorsa giunta, viene a dire che pensiamo solo a ottenere più soldi in busta paga e a difendere il privilegio dell’indennità previdenziale integrativa».
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