Il Tirreno

Empoli

Sul palco a 93 anni grazie all’energia che infonde la cultura

di Marco Sabia
Sul palco a 93 anni grazie all’energia che infonde la cultura

Ne è convinto Gianrico Tedeschi che stasera sarà al Pacini nelle vesti di un partigiano a confronto con un giovane nazifascista

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FUCECCHIO. In tanti - tra scienziati, maghi e alchimisti - hanno provato a scoprire la ricetta dell'elisir di lunga vita. Hanno mischiato elementi chimici, creato diete assurde, dato via a riti alquanto improbabili. Eppure, se avessero parlato con l'attore Gianrico Tedeschi, che a 94 anni sale ancora sul palco, avrebbero scoperto ben presto "l'antidoto". La cultura - e il teatro - aiutano a vivere e a farlo a lungo, oltre a farti sopravvivere nei momenti più bui, quando la fine sembra vicina, quando sei in trincea o in un campo di prigionia e l'unica consolazione - sotto le bombe o le provocazioni degli aguzzini - sono due libri, sempre i soliti, che però rileggi ogni volta con immenso piacere, perché ti fanno ritornare alla vita, quella vera. Tedeschi, con un curriculum che parla da sé, stasera salirà sul palco del nuovo teatro Pacini, dove vestirà i panni di un vecchio partigiano alle prese con una forzata convivenza con un giovane bulletto di periferia dalle spiccate tendenze nazifasciste, oltretutto con l'improvviso ritorno a casa della figlia dopo anni. Sono sessant'anni che Tedeschi calca i palchi di tutta Italia, ormai è uno dei pochi decani rimasti della sua generazione. Lo spettacolo in questione è "Farà giorno", una commedia in due atti di Rosa A. Menduni e Roberto De Giorgi, interpretata oltre che da Gianrico Tedeschi da due giovani emergenti come Alberto Onofrietti e Marianella Laszlo. La regia è di Piero Maccarinelli. Tedeschi, prima di recarsi a Fucecchio, ha voluto anche rispondere ad alcune nostre domande, partendo dalla sua storia per poi concentrarsi sul ruolo sociale e "vitale" del teatro: « Come sono anzi siamo sopravvissuti alla guerra? Con la cultura. Noi non si mangiava davvero, o pochissimo, in modo insufficiente, ma ognuno di noi ufficiali aveva nello zaino un paio di libri, li abbiamo messi insieme e ne è nata una biblioteca di 9000 volumi. La nostra individualità che i nazisti volevano schiacciare è sopravvissuta grazie a tutte le attività culturali compresi i miei spettacoli, che furono messe in piedi grazie a quei libri. Con la cultura si mangia e si continua a vivere».

« Il teatro ha un aspetto - continua - di evoluzione sociale, che quello che si è capaci di dare si riceve, che se si fornisce con onestà intellettuale un'opera che abbia un valore, finché il fisico regge val la pena di andare avanti».

La cultura l'ha salvato, sembra volerci dire. Durante la seconda guerra mondiale Tedeschi fu chiamato alle armi come ufficiale e partecipò alla campagna di Grecia; fatto prigioniero dopo l'armistizio, venne internato tra gli internati militari italiani (Imi) nei campi di Beniaminovo, Sandbostel e Wietzendorf. Durante la prigionia conobbe un altro internato destinato a diventare celebre, Giovannino Guareschi. E' sopravvissuto ed è tornato a recitare e doppiare, fornendo la voce anche a Walther Matthau. E' nato e vive a Milano, dove lavorava anche il fucecchiese probabilmente più noto di sempre, il giornalista Indro Montanelli, che non ha avuto la fortuna di incontrare ma del quale ha sempre apprezzato la sua passione civile anche se innegabilmente erano divisi dall'appartenenza politica.

E stasera sarà proprio nella terra di Montanelli, dove porterà in scena un partigiano: « Ora che ho scoperto che a Fucecchio si è consumato un episodio triste come quello dell'Eccidio del 23 agosto 1944 sono ancora più contento di portare sul palco un partigiano. Ed è certo che l'aver vissuto il campo di concentramento senza dubbio influisce su come io faccio Renato, protagonista di Farà giorno». Gianrico Tedeschi: 94 anni, una vita a servizio del teatro e della recitazione. Per non smettere mai di vivere.

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