La manifestazione
Cade sugli “ovi”, fa causa al Comune
La donna di Empoli ha citato in giudizio anche Confesercenti: chiede 20mila euro di risarcimento
EMPOLI. È caduta rovinosamente sugli “ovi” durante Empolissima, riportando una frattura a un braccio. Da quel giorno per lei è iniziato un calvario: sottoposta a un intervento chirurgico ha dovuto poi affrontare una lunga riabilitazione, al termine della quale - però - non è tornato tutto come prima: perché ai 185 giorni di inabilità temporanea, si è aggiunto un danno biologico pari al 7%. Ora Fiorella Scardigli, 68 anni, empolese, cita in giudizio il Comune e Confesercenti, chiedendo un risarcimento di 20mila euro.
A distanza di mesi dalla rimozione-show voluta da Barnini dei delimitatori della pista ciclabile in centro, gli “ovi” continuano a creare grattacapi all’amministrazione comunale. L’episodio risale al 12 maggio 2013. Scardigli – secondo la ricostruzione del suo legale, Alessandro Chesi – stava percorrendo via Tinto da Battifolle e «giunta all’altezza dell’angolo con via Salvagnoli e via Pievano Rolando, inciampava in uno dei cordoli in cemento, non visibile perché posto tra i banchi del mercato e conseguentemente sbatteva violentemente il braccio e il gomito» proprio su uno degli “ovi”, rimediando «la frattura chiusa del capitello del radio». Alcuni mesi più tardi l’avvocato di Fiorella presenta una prima richiesta di risarcimento al Comune, che però non ci sta e replica: «La responsabilità è di chi ha organizzato la manifestazione in questione (Confesercenti Anva, ndr)». Di fatto nei giorni precedenti alla fiera promozionale il Comune aveva inviato una comunicazione all’associazione, spiegando che i delimitatori potevano essere tolti ma soltanto se Confesercenti si fosse fatta carico delle spese (come è poi successo nell’edizione successiva). Tuttavia secondo Scardigli anche il Comune è responsabile perché non ha garantito la sicurezza (quel giorno si verificarono almeno altre due cadute).
E comunque la 68enne empolese ha citato in giudizio sia l’ente sia l’associazione dei venditori ambulanti, chiedendo un risarcimento di 20mila euro anche perché si è vista «forzosamente impedita - scrive ancora Chesi – a coltivare la sua massima passione consistente nel giardinaggio, oltre a risultarle impossibile partecipare attivamente, come avveniva in precedenza, ad attività ricreativo-sociali e di volontariato». (f.t.)
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