Il Tirreno

Empoli

Si fanno licenziare per evitare la “cassa”

di Filippo Cioni e Marco Pagli
Si fanno licenziare per evitare la “cassa”

Nel commercio troppi i ritardi, meglio avere subito la disoccupazione

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EMPOLI. È possibile preferire farsi licenziare che accedere alla cassa integrazione? Se si vive nella patria degli assurdi – l’Italia – pare proprio di sì. Anzi, più che possibile quasi una necessità se si viene dal settore del commercio (e in particolare da un’azienda che ha meno di cinquanta dipendenti) e non si gode del “privilegio” di poter rimanere fino a nove mesi senza stipendio. Così, anche nell’Empolese Valdelsa accade che in un settore – il commercio, appunto – dove ormai siamo oltre la crisi con più della metà degli esercizi in difficoltà e una richiesta sempre crescente di cassa integrazione in deroga, ci sia chi sceglie l’assegno di disoccupazione al posto dell’ammortizzatore sociale integrativo. Sì, perché il primo si riscuote fin da subito (“dall’ottavo giorno successivo alla data di cessazione del rapporto di lavoro”, come si legge sul portale dell’Inps) anche se azzera ogni speranza di poter continuare a lavorare per quella azienda e garantisce una percentuale minore, mentre il secondo pur lasciando aperto il contratto di lavoro comporta attese e incertezze senza fine.

Nei primi sette mesi dell’anno le procedure di cassa integrazione (che in questo comparto sono nella stragrande maggioranza dei casi in deroga, a meno che l’azienda in cui si lavora non abbia più di 50 dipendenti) seguite dalla Cgil sono state circa 300. Poi l’ammortizzatore, dopo alcune settimane di speranza, è stato rifinanziato dal governo fino a dicembre di quest’anno e poi per altri cinque mesi del 2015. Così dalla fine di agosto di richieste ne sono arrivate altre decine e molte altre verranno inoltrate di qui alla fine di questo anno. «Solo attraverso la nostra organizzazione dall’inizio dell’anno sono state firmate centinaia di richieste di cassa in deroga nel circondario- racconta Massimiliano Fabozzi, della Filcams Cgil - poi le procedure si erano fermate in attesa di capire se la cassa sarebbe stata rifinanziata oppure no, fortunatamente la conferma è arrivata e le richieste hanno ricominciato ad arrivare senza sosta: in questo ultimo mese ne abbiamo gestite una cinquantina».

Il settore, come dicevamo, è tra i più esposti ai colpi della crisi e gli effetti non potrebbero che essere devastanti. «La situazione del commercio è drammatica – continua il sindacalista della Filcams – d’altronde se le persone non lavorano o lavorano poco non hanno soldi da spendere e così i negozi rischiano di soffocare uno dopo l’altro».

I numeri sono impressionanti: nell’Empolese Valdelsa circa duemila, cioè quasi la metà degli esercizi attivi, è in crisi. Spesso si tratta di realtà con un dipendente o al massimo due, ma non per questo vanno sottovalutate. «Mese dopo mese si stanno seccando parti di un tessuto economico importante per il nostro territorio», aggiunge il sindacalista.

Il paradosso della cassa in deroga si innesta proprio in questo quadro. L’ammortizzatore, che già dal 2012 in base alla riforma Fornero avrebbe dovuto – è il caso di dirlo - andare in pensione, è invece stato riconfermato più volte. L’80% della retribuzione per un massimo di undici mesi quest’anno e di cinque il prossimo, che però non prevede anticipazione e che quindi arriva nelle tasche dei lavoratori a singhiozzo, ogni volta che il governo finanzia il fondo e la regione sblocca le risorse.

Per questo sempre più spesso avviene che i lavoratori del commercio - e non solo – preferiscano farsi licenziare dal proprio datore di lavoro in modo da poter accedere in pochi giorni al sussidio di disoccupazione. Un ammortizzatore che garantisce invece il 75% della retribuzione media degli ultimi due anni per sei mesi (per poi ridursi al 60% dopo questo periodo) e che viene erogato per un massimo di 8 mesi per i lavoratori sotto i 50 anni di età, di 12 mesi fino a 55 anni e di 14 mesi oltre questa soglia. «Purtroppo succede anche questo – afferma Massimiliano Fabozzi – sembra assurdo, ma non sempre è possibile attendere 8-9 mesi la cassa in deroga. Allora si sceglie di farsi licenziare, così mentre si cerca una nuova occupazione si continua a percepire un minimo di reddito. Un’ulteriore conferma che i problemi del nostro Paese sono ben altri rispetto all’articolo 18».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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