Gioco
“Cassa” con tetto di 22 giorni per 220 lavoratori Sammontana
Accordo coi sindacati, oggi il voto dell’assemblea: se vince il “sì” la rotazione scatterà dal 6 ottobre Rufini: «Coinvolgere il maggior numero possibile di dipendenti». Da lunedì si parlerà dei 60 esuberi
EMPOLI. Un incontro lungo con una discussione serrata, al termine della quale però una bozza di accordo su come si svolgerà la cassa integrazione c’è. I termini della vicenda non cambiano di molto rispetto alla scorsa settimana, quando la “bomba” era scoppiata, anche se la riunione che si è tenuta ieri nella sede fiorentina di Confindustria sembra aver sciolto i nodi principali che riguardano la richiesta di cassa integrazione da parte della Sammontana per 220 lavoratori dello stabilimento empolese (dove i dipendenti sono 400 oltre a 200 stagionali) in un periodo di tredici settimane. In particolare, su un punto fondamentale i vertici dell’azienda guidata dall’amministratore delegato Leonardo Bagnoli alla fine hanno convenuto con i delegati sindacali: ciascun lavoratore interessato non farà più di 20-22 giorni di cassa integrazione nell’arco delle tredici settimane richieste. Un primo passo nella trattativa che anche i sindacati giudicano tutt’altro che scontato. «La nostra proposta si basa su un principio di equità tra i lavoratori che si troveranno a fare i conti con l’ammortizzatore sociale – spiega Andrea Rufini, delegato Rsu della Cgil – non devono esserci privilegiati e svantaggiati. Ogni reparto e ogni direzione dovrà fare la sua parte, nessuno escluso. E il provvedimento dovrà essere spalmato su più lavoratori possibile per un tempo più dilazionato possibile. Abbiamo chiesto una rotazione massima: come rappresentanze sindacali abbiamo già stilato un piano in base al quale ogni lavoratore non dovrà andare oltre i 22 giorni di cassa ciascuno. Inoltre, è necessario che i periodi di stop forzato siano dilazionati al massimo nell’arco dei circa tre mesi richiesti, in modo da garantire ai dipendenti il mantenimento dei vari istituti integrativi e previdenziali: tredicesima e quattordicesima, scatti, contributi Inps e Inail».
Oggi, la bozza che le parti hanno condiviso durante l’incontro di ieri sarà discussa con tutti i lavoratori in un’assemblea sindacale. E se gli stessi approveranno le linee guida l’accordo diventerà operativo e dal 6 di ottobre partirà la rotazione che dovrebbe scadere alla fine di dicembre prossimo. Quello sulla “cassa” non è che il primo passo della trattativa. Sicuramente non facile vista la posta messa sul piatto dalla direzione dell’azienda che comprende anche un pacchetto corposo esuberi. Per questo le parti torneranno ad incontrarsi nuovamente lunedì mattina, molto probabilmente nella sede di Pontorme.
E questa volta si aprirà un capitolo più caldo, viste le ripercussioni che si potrebbero avere sul corpo dei lavoratori, e anche inedito per la Sammontana (che conta 4 poli produttivi e 1.200 dipendenti). Se, infatti, dalla cassa integrazione i lavoratori erano già passati (l’ultima volta dodici anni fa, in seguito ad un’altra stagione meteorologicamente difficile), la possibilità di licenziamenti non era mai stata neanche valutata dai vertici dell’azienda che anzi di ciò hanno sempre fatto un vanto. Proprio su questa partita il profilo “basso” annunciato dai sindacati la scorsa settimana, all’indomani dell’annuncio dei provvedimenti, potrebbe innalzarsi.
«Ovviamente l’azienda dovrà spiegare cosa ha in mente – afferma Rossano Rossi, segretario della Camera del Lavoro di Empoli, anche lui presente ieri all’incontro a Firenze – e dovrà essere fatto un ragionamento di prospettiva, sul quale discutere. Finora quanto detto non spiega i numeri annunciati». Numeri che, tuttavia, la dirigenza ha confermato, seppure abbia fatto capire di essere disposta a discutere in tempi brevi. «In quest’ultimo incontro ci hanno confermato che intendono operare sessanta licenziamenti – continua Rufini – ma non ci hanno fornito particolari più precisi del piano che intendono adottare. Ci siamo aggiornati a lunedì per valutare la situazione in maniera più attenta possibile, ma il tempo stringe». Sì, perché a partire da gennaio 2015, in conseguenza della Riforma Fornero, la mobilità subirà delle pesanti modifiche nei tempi di copertura massima, che passeranno da tre a due anni. E quindi se accordo ci sarà, dovrà essere stretto quanto meno primo di tale scadenza.
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