Il Tirreno

Empoli

Conta solo l’estetica La Cia contesta il piano per i vigneti

di Chiara Capezzuoli
Conta solo l’estetica La Cia contesta il piano per i vigneti

Piccini: «Negli ultimi 10 anni sono aumentati di pochissimo» Ecco le modifiche che propongono gli agricoltori di zona

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EMPOLI. Il Pit (Piano di indirizzo territoriale) redatto dalla Regione Toscana non soddisfa del tutto le aspettative della Confederazione italiana agricoltori di zona che lo considera troppo incentrato nel valorizzare l’aspetto prettamente estetico della nostra Regione e non sulla spendibilità del nostro territorio da un punto di vista agrario. «Siamo convinti che il bene territorio sia prerogativa per tutti coloro che si interessano dell’argomento, in primis gli agricoltori - commenta Filippo Legnaioli presidente Cia Firenze e Prato - di conseguenza il Pit ci sembra giusto e doveroso. Se però analizziamo le 3mila 300 pagine di esso, sono ben evidenti i suoi pro e contro, i molti aspetti positivi e gli altrettanti negativi. Sarà dunque nostra premura rispondere alla Regione con le nostre proposte per il miglioramento del piano stesso». Adottato lo scorso 2 luglio con una votazione unanime da parte del consiglio regionale, il Piano di indirizzo territoriale, si trova adesso in fase di regime di salvaguardia vale a dire in un tempo di 60 giorni in cui i tecnici possono muovere le loro critiche e suggerimenti affinché il piano venga migliorato prima dell’approvazione. La scadenza per proporre migliorie è fissata per il 29 settembre e la Cia ha già inviato le proposte da offrire alla Regione Toscana. «Vogliamo contestare gli aspetti problematici e di criticità del Pit - interviene Sandro Piccini della Cia - attraverso un percorso di revisione del piano adottato facendo pieno riferimento al codice del paesaggio e riportando la netta distinzione tra “raccomandazioni” e norme cogenti. Purtroppo ci viene da pensare che chi ha approvato il piano così com’è non si sia certo messo a leggerlo e indagarlo fino in fondo, altrimenti avrebbe visto delle falle».

Sono molte, insomma, le questioni che la nuova normativa impone sul territorio toscano e che agli imprenditori agricoli proprio non vanno giù: dalla Toscana da cartolina all’infondato allarme della presunta “Wine Valley” le matasse da districare in ambito Pit sono molteplici. «Il piano, così come è adesso, andrebbe solamente ad incentivare la valenza puramente estetica della nostra terra - sostiene Legnaioli - e questo mette gli imprenditori agricoli nelle condizioni di non poter nemmeno decidere su come e cosa coltivare negli ettari di loro proprietà. Con il Pit infatti non si potrà più lasciar libero sfogo all’imprenditoria in questo settore che, comunque, è sempre stata vincolata e regolamentata, favorendo solamente un’immagine da cartolina del nostro territorio. Ad esempio nel piano da poco redatto viene inserita Castelfalfi tra gli esempi da non seguire ma se analizziamo bene la situazione, quella di Montaione di investire in una zona ormai lasciata a se stessa con degli agrituristi, è stata la svolta per tutta la zona interessata». Sostanzialmente il nuovo Piano di indirizzo territoriale, imponendo vincoli tassativi, rischia di mettere in crisi tutto il settore agricolo e non consentendo al settore di continuare a svilupparsi come dovrebbe per far fronte a questo periodo duro. Infine, poi, l’allarme Wine Valley sembra tutto sommato infondato: «Negli ultimi 10 anni l’incremento dei vigneti è stato solo del 2,5% - conclude Legnaioli - di conseguenza non vedo perché si debba trattare l’argomento con allarmismo anche e soprattutto pensando che i nostri vini sono il fiore all’occhiello del settore agricolo e non si dovrebbe far altro che incentivarli così come si dovrebbe incentivare la libera iniziativa sulle colture da parte dell’imprenditori agrari».

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