Il dolore
Smaschera la truffatrice del resto
Ragazza tenta di incassare i soldi senza consegnare banconote
FUCECCHIO. Una ragazza entra nel bar, fa una consumazione da poco più d'un euro. Poi tira fuori dalla borsa - tenendola stretta in mano - una banconota da venti euro, dicendo all'esercente di iniziare a fargli il resto mentre lei cerca gli spiccioli. Ma la banconota non lascia mai la mano della ragazza e il barista - insospettito - non le dà il resto.
Così all'improvviso spunta fuori una moneta d'un euro, che la ragazza usa per pagare, andandosene un po' contrariata e dirigendosi verso un altro bar del centro. Un tentativo di truffa coi resti, in poche parole, quando abili e scaltri individui - attraverso un vorticare di monete e banconote - riescono a rubare al malcapitato diverse decine di euro, senza che questo sul momento se ne accorga. Stavolta è andata diversamente, l'esercente è rimasto con gli occhi aperti e non si è fidato, giustamente verrebbe da dire. Chissà che la ragazza, facendo un’altra tappa in attività vicine, non sia riuscita nel suo intento, facendosi fare il resto per una banconota mai consegnata al titolare. Le varianti di questi "giochi di prestigio" sono d'altronde infinite: spesso gli "illusionisti" chiedono ai commercianti di cambiare banconote di grosso taglio, da 50 o da 100 euro, per poi confonderli e intascarsi anche il resto. In due si presentano nel bar, prendono un caffè o acquistano qualcosa, poi fingono di pagare con banconote da 50 o 100 euro e chiedono il resto al malcapitato commerciante. Quando lo hanno ricevuto, estraggono dal portafogli 5 o 10 euro per pagare senza avere tutti quei soldi indietro. Nella confusione, il commerciante si distrae e finisce truffato: senza accorgersi di aver già dato il resto dovuto ai due, fa i conti a dieci euro e consegna gli spiccioli di resto. I due truffatori nel frattempo hanno incassato anche l'altro denaro, in più hanno ricevuto indietro le banconote di grosso taglio che avevano consegnato in un primo momento al commerciante. Stavolta però a Fucecchio il gioco di prestigio non ha funzionato.
Marco Sabia
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