Il Tirreno

Empoli

Decine di familiari degli antifascisti disertano il palco

di Marco Sabia
Decine di familiari degli antifascisti disertano il palco

Bella cerimonia in piazza tra letture e show ma troppe pergamene non vengono ritirate

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FUCECCHIO. Una cerimonia - tutto sommato - ben riuscita, se non per un particolare, che tanto secondario non è: l'assenza di molti dei familiari degli appartenenti al Comitato di Liberazione locale, costola dall'organizzazione nazionale che si opponeva al nazifascismo, dal quale Fucecchio venne liberata il 1º settembre 1944. Erano circa quaranta quei ragazzi che all'epoca si riunirono per dare un futuro migliore a una Fucecchio finalmente libera dal giogo nazista.

Lunedì sera, per ricordare il settantesimo anniversario da quel giorno che segnò l'inizio della ricostruzione della cittadina, che pochi giorni prima aveva conosciuto l'eccidio del Padule del 23 agosto, si è svolta una cerimonia in Piazza Montanelli. Ma se quello fu il giorno sicuramente il più infausto della storia fucecchiese, quel 1º settembre invece sanciva l'inizio d'un futuro faticoso ma - certamente - migliore e pieno di speranze. E fu anche grazie al Comitato di liberazione che si costituì a Fucecchio, composto da antifascisti appartenenti ai principali partiti: democristiani, comunisti, socialisti, liberali. È stato un peccato - quindi - non vedere molti dei familiari salire sul palco allestito in piazza per ritirare la pergamena dalle mani del sindaco Alessio Spinelli.

Su quaranta soltanto una decina l'hanno ritirata. Gli altri, per un motivo o per altro, non c'erano. Probabilmente qualcuno ha ricevuto l'invito troppo tardi e non ha fatto in tempo ad organizzarsi. Altri, invece, vivendo lontano da Fucecchio hanno deciso di non sobbarcarsi il viaggio. Altri ancora, forse, non hanno gradito il "colore" della celebrazione e hanno preferito passare il turno. Tutti questi fattori hanno in modo che si registrassero più assenti che presenti fra i familiari dei componenti del Comitato di Liberazione.

Una celebrazione che, comunque, ha vissuto dei bei momenti: dai discorsi introduttivi dell'assessore alla cultura Daniele Cei e del sindaco Spinelli, alle letture del giornalista Riccardo Cardellicchio ("sostituito" dalla figlia e la sorella), fino allo spettacolo "Il silenzio è casa mia" di Firenza Guidi insieme alla banda di Fucecchio, la Filarmonica Mariotti.

Nel mezzo le parole del vicepresidente dell'Anpi provinciale Luigi Remaschi e le consegne delle pergamene, tutte seguite da un applauso dei presenti, anche per gli assenti. Il sindaco Spinelli ha spiegato da quel primo settembre 1944 «bisognava ripartire da zero, la città era stata bombardata, minata, aveva perso 176 persone nell'Eccidio del Padule».

Un lungo applauso è stato dedicato anche agli assessori della neonata giunta post-liberazione (Duilio Cicalini, Egisto Lotti, Guido Morelli, Giuseppe Cambi, Piero Malvolti) guidata come prima del ventennio dal sindaco socialista Angelo Cecconi, cacciato dai fascisti nel 1921. «Quel giorno c'era una calma inaspettata - dal testo di Cardellicchio - non si vedevano tedeschi in giro. Poi l'arrivo di un piccolo aereo alleato. Iniziammo a sventolare degli stracci bianchi, della lenzuola e poi tutti di corsa a vedere i volti dei liberatori, incuranti delle mine antiuomo. Quegli avieri dai volti anonimi in un attimo cancellarono le sofferenze degli anni passati». La storia ci dice con esattezza che la sesta divisione corazzata del Sudafrica - guidata dal maggior generale Wh Everett-Poole - è stata la prima ad entrare a Fucecchio per mezzo di unità inglesi facenti parte del suo organico, come la 24esima brigata delle guardie inglesi, comandata dal brigadiere Clive. Per i reparti della 1ª divisione corazzata americana “Old Ironside” invece si può solo parlare di parziale liberazione di una parte del territorio comunale, nella fattispecie nella zona di Ponte a Cappiano-Le Vedute, bordo ovest del Padule.

Tante parole si potrebbero dire sul valore di quei giorni, di ciò che significarono a livello locale e nazionale. È meglio lasciare spazio a chi c'era, come l'antifascista fiorentino Piero Calamandrei: «Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione». Peccato soltanto per l'assenza di molti familiari alla cerimonia, magari grazie alla loro testimonianza la memoria di quei giorni avrebbe trovato basi più solide e vive.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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