Sicurezza
FACCIAMOCI UN MONUMENTO ALLO SPRECO
di EMILIO CHIORAZZO Q. uella soluzione non era piaciuta fin da subito. Non era bella urbanisticamente, non era comoda per la viabilità. È stata osteggiata, poi contestata, maledetta da chi ci ha...
di EMILIO CHIORAZZO
Q. uella soluzione non era piaciuta fin da subito. Non era bella urbanisticamente, non era comoda per la viabilità. È stata osteggiata, poi contestata, maledetta da chi ci ha sbattuto contro. E anche dileggiata. Il carattere degli empolesi è questo: la rabbia ha fatto posto all’ironia che certe volte scava più a fondo della protesta. Brenda Barnini, questo spirito lo conosce bene. Da qui nasce la promessa di toglierli, fatta in campagna elettorale e mantenuta ancor prima della data che lei stessa aveva indicato. L’ha voluta mantenere con un coup de theatre, di notte, per far svegliare la città senza quegli ostacoli di cemento. Appena installati furono battezzati. Sono sempre stati gli “ovi”. Volendo rimanere in tema, però, come si dice... nonostante il rimedio, la frittata è fatta. Per metterli sono stati spesi più di 26mila euro. Soldi gettati al vento. Quegli ovi sono inservibili. Si inventerà un utilizzo diverso: lungo la pista ciclabile che scorre sull’Arno, o per fare nuove rotatorie. Oppure saranno venduti all’asta. Una proposta l’avanziamo anche noi: potremmo accatastarli, come si faceva una volta con le vere uova sul banco del pollivendolo. Farne una grossa montagna. Una sorta di opera d’arte moderna. Astratta. Ma con un messaggio chiaro: un monito allo spreco.
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