Il Tirreno

Empoli

Silenzio e brividi il Padule ricorda la strage del ’44

Silenzio e brividi il Padule ricorda la strage del ’44

La commemorazione a Massarella con un video Una fiaccolata per non dimenticare l’eccidio

3 MINUTI DI LETTURA





FUCECCHIO. Silenzio. Il frinire di grilli e cicale che riporta a settant'anni fa, prima del crepitare delle mitragliatrici dei boia tedeschi, quando - nonostante la guerra - il Padule sembrava un posto sicuro. E lo fu, almeno fino alla mattina del 23 agosto 1944. Poi l'abominio, la strage, l'eccidio, la violenza immotivata e senza freni: 175 civili morti. Era giusto ricordarli e per questo sabato sera in un vecchio casolare di Massarella - dove erano dispiegati i tedeschi - è andato in scena "Notturno in memoria", un racconto - viaggio con testimonianze video e ricordi in prima persona dei superstiti, realizzato da Graziano Bellini e Letizia Vallini, su iniziativa del sindaco Alessio Spinelli, che è originario di questa zona.

Ascoltando il silenzio. È iniziato così questo racconto, col silenzio, un silenzio che oggi non si è più abituati ad ascoltare. Poi Graziano Bellini e Letizia Grazzini hanno iniziato a ricordare i fatti di quei giorni, mentre sulla facciata del casolare venivano proiettate le immagini. Appaiono Albert Kesserling, Peter Eduard Crasemann e Joseph Strauch, tutti responsabili. I presenti, soprattutto le persone anziane, iniziano a mormorare. «Assassini», e poi «boia». E ancora «non eravamo partigiani», queste le parole sussurrate. Come fantasmi senza tempo si stagliano virtualmente su quel vecchio casolare. Sono morti ma nelle menti di chi era lì la loro violenza è più viva e crudele che mai. Vengono ricordati i nomi dei sette morti ammazzati fucecchiesi: Agostini Bandini, Angiolo Guidi, Dante Guidi, Giuseppe Guidi, Quinto Guidi, Enos (o Eros) Cerrini e Guido Matteoni. Il microfono viene passato a Vittoria Tognozzi, a cui vennero portate via per sempre la madre e due sorelline in Padule. La voce si spezza nel ricordare: «Non è possibile capire quanto io abbia sofferto e per giunta nel silenzio, perché non si faceva luce su ciò che era avvenuto. Quel giorno uccisero Carmela Arinci, una donna inferma e cieca mettendole per gioco una bomba a mano nella tasca del grembiule. Non posso perdonare, non lo farò mai».

Sentendo mitragliatrici e urla. E dopo Vittoria è toccato a Pietro Guidi, superstite della distrutta famiglia Guidi di Massarella: «Sentimmo le mitragliatrici, le urla dei nostri. Chi scappava, chi non ce la faceva, chi veniva freddato. Avevo 15 anni all'epoca e quegli attimi devastanti sono sempre qui con me. Dobbiamo coltivare la memoria di ciò che avvenne, affinché non accada più».

Ricordando la strage. È il momento di un quasi inedito, uno stralcio del film "Padule: ricordo di una strage". Nel frattempo Bellini ringrazia il giornalista Riccardo Cardellicchio, che negli anni si è speso per ricostruire i fatti nella maniera più accurata e onesta. La cerimonia va finendo quando è il sindaco Spinelli a prendere la parola: « Il Padule fu terra di gioie e dolori, non capiremo mai quanto hanno sofferto i nostri avi. Non serve avere sete di vendetta, bisogna avere voglia di giustizia perché è grazie al ricordo che si trasmette la libertà». Suggestioni con un finale a sorpresa: le immagini de "La vita è bella" di Roberto Benigni, come monito ma soprattutto in segno di speranza, perché si può sperare anche nei momenti più tetri e bui. Non resta che accendere le fiaccole e recarsi al cippo commemorativo poco lontano, dove il sindaco ha reso gli onori e depositato la corona di fiori.

Resta solo la vegetazione. Tutto termina con la testimonianza di Piero Banti, che ha ricordato ai presenti che sulla collina soprastante i tedeschi avevano piazzato le mitragliatrici. Ora c'è "solo" la vegetazione, nessun tedesco che spara falciando i passanti. Sono passati settant'anni, tutto è cambiato. Rimane qualche superstite. E rimane il dolore lancinante, per chi quel giorno è sopravvissuto alla violenza della 26esima corazzata tedesca. "Partigiani kaputt": non andò cosi. Essere umani kaputt, sia quelli morti ammazzati che quelli morti dentro, che con la mitragliatrice si sono trasformati da uomini in bestie.

Marco Sabia

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa