Sicurezza
Finisce l’era della Provincia ecco la città metropolitana
Il 28 settembre 689 consiglieri eleggeranno il consiglio dell’area fiorentina Alcune funzioni potrebbero tornare all’Unione. E c’è il nodo delle liste elettorali
EMPOLI. L’ora x è fissata: il 28 settembre i 689 consiglieri comunali e sindaci dell’area fiorentina (183 dall’Empolese Valdelsa, anche se il loro voto avrà un peso diverso a seconda della fascia demografica del proprio comune) eleggeranno il consiglio metropolitano e sanciranno la fine la storia della Provincia di Firenze, che sarà sostituita dalla città metropolitana: una delle dieci previste in Italia, il nuovo punto di riferimento istituzionale nell’area fiorentina.
Sostituzione della Provincia. Un ente secondario, cioè non eletto dai cittadini ma dai rappresentanti comunali, che rileverà le funzioni della Provincia e che avrà un peso azzerato in quanto a spesa pubblica visto che i componenti dei vari organi svolgeranno le loro funzioni gratis. La scadenza del 28 settembre avrà una valenza importante non solo per il rinnovamento dell’assetto istituzionale territoriale, ma anche e soprattutto in termini di immaginario dal momento che in quella data si darà il via definitivo ad un processo intrapreso nel lontano 1990 e che la legge 56 (che ha convertito il cosiddetto disegno Delrio) ha attuato 24 anni dopo.
Unione, rapporti ridefiniti. Per i 170mila cittadini del circondario, inoltre, la costituzione del nuovo ente avrà poi un significato ulteriore che si misurerà nella ridefinizione dei rapporti con l’Unione dei Comuni. La città metropolitana, infatti, non solo erediterà le deleghe provinciali, ma le espanderà allargando i propri orizzonti anche oltre i confini nazionali verso analoghe esperienze europee. Ci saranno, quindi, i trasporti, la gestione delle strade, l’edilizia scolastica, il lavoro e le pari opportunità. Ma ci sarà anche da redigere un piano strategico triennale per le varie funzioni, da adottare una pianificazione territoriale generale, da strutturare sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici, da organizzare la mobilità e la viabilità, da promuovere e coordinare lo sviluppo economico e sociale con particolare attenzione all’informatizzazione e alla digitalizzazione. Funzioni che in parte potrebbero tornare ad essere demandate – è questo l’auspicio di molti esponenti politici del territorio – all’Unione, che tornerebbe a gestirle insieme ai servizi associati (servizi sociali, polizia municipale e protezione civile che sono già stati decisi, oltre alla gestione del personale, dei contratti e degli appalti e quella dei servizi alla persona e dell’urbanistica che potrebbero arrivare in futuro).
Standby fino allo statuto. Anche se - è necessario dirlo - non è detto che andrà così. Sebbene la storia di autonomia nella gestione di diverse deleghe provinciali da parte del circondario peserà nella riorganizzazione metropolitana. Insomma, il ruolo dell’Unione dei comuni rimarrà in standby fino all’approvazione dello statuto della città metropolitana che verrà discusso da consiglio e conferenza a partire proprio dalla fine di settembre.
Le liste elettorali. Ma per arrivare a questo mancano ancora alcune tappe intermedie che avranno un peso decisivo nella futura organizzazione dell’area. La più importante è la formazione delle liste elettorali, che dovranno essere presentate entro l’8 di settembre. Su questo punto ancora i giochi non sono fatti e ancora fervono le trattative. Sembra sicuro che il Pd presenterà una sola lista (anche se le ripartizioni territoriali sono ancora tutte da decidere), mentre ci sarà da vedere come si comporteranno le altre forze, a partire dal M5S per passare alla sinistra che alle ultime amministrative ha ritrovato unità di intenti e d’azione in molte aree, fino ad arrivare alla galassia che sta a destra del partito democratico.
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