Il dolore
Contributi per l’affitto oltre 1.600 le richieste
Ammessi in graduatoria 1.427 nuclei familiari, restano esclusi in 174 Il fondo è pari a un milione. Circa 100 domande in più rispetto al 2013
EMPOLI. Per circa 1.500 sarà una boccata d’ossigeno. Un’occasione per risparmiare qualcosa sull’affitto e provare a vivere più dignitosamente.
Da martedì, sia sul sito del Comune di Empoli che in quello dell’Unione è stata pubblicata la graduatoria degli ammessi (in via provvisoria) al contributo per l’integrazione dei canoni di locazione.
Un’iniziativa che, grazie ai fondi stanziati dalla Regione e a quelli messi a disposizione dell’Unione - andrà a finanziare parte degli affitti che devono versare le famiglie in difficoltà.
La graduatoria. Senza salti eclatanti il numero delle famiglie ammesse al contributo sale rispetto al 2013. Infatti, se l’anno scorso erano 1.403 i nuclei che hanno beneficiato del fondo, quest’anno dovrebbero essere 1.427 se non ci saranno ricorsi. In 174, però, sono stati esclusi dalla graduatoria. Per loro, a conti fatti, l’unica strada disponibile resta l’opposizione davanti al presidente della commissione Erp, C’è tempo fino al 20 agosto.
I dati. La parte del leone la fanno i residenti di Empoli. Infatti, quasi un terzo degli aventi diritto (in 450) viene dalla città. Altri 159 sono residenti a Castelfiorentino, 164 a Fucecchio, 168 a Certaldo, 71 a Cerreto Guidi, 98 a Montespertoli, 72 a Capraia e Limite, 39 a Gambassi, 20 a Montaione, 97 a Montelupo, 89 a Vinci.
Sempre a Empoli si registra il maggior numero di esclusi dalla graduatoria; 81 fuori dal contributo pubblico. Poco meno della metà sul totale. Seguono Castelfiorentino (28), Certaldo (19), Montespertoli (11), Capraia e Limite (9), Cerreto Guidi e Montelupo (5 ciascuno), Vinci (4), Fucecchio (3), Gambassi Terme (2).
Nel 2013 furono 1.403 le richieste di contributo del canone di locazione. Ventiquattro in meno rispetto a questo anno. «Purtroppo non tutti hanno ricevuto l’intera somma - ci aveva spiegato Catia Calugi dell’Unione - questo perché capita anche che il canone di affitto sia troppo elevato e la famiglia resta indietro coi pagamenti». Peccato, però, che servano le ricevute per accedere, di volta in volta, al fondo pubblico e chi è indietro di mesi riesca solo a beneficiare della quota sul saldo versato.
L’articolazione. Sulla base dell’Isee presentato i richiedenti verranno suddivisi in due fascie.
La fascia A (Isee inferiore a 13.035,88 euro, con incidenza del canone, al netto degli oneri accessori, sul valore Isee non inferiore al 14 per cento) e fascia B (valore Isee compreso tra 13.035,88 euro e 28.237,55 euro con incidenza del canone sul valore Isee non inferiore al 24 per cento).
Nella fascia A si potrà raggiungere un contributo massimo di 3.100 euro mentre chi è inserito in fascia B riceverà non più di 2.325 euro.
Controlli a tappeto. Un’avvertenza a chi avesse provato a compilare una dichiarazione, diciamo un po’ gonfiata. Dalla stesura della graduatoria definitiva partiranno i controlli sulle domande da parte dell’Unione.
In caso di irregolarità, potrà partire la procedura penale e la richiesta delle somme versate. Inoltre, tutta la documentazione sarà spedita alla Finanza.
Non è tutto, perché chi ha dichiarato un valore Isee pari a zero avrà avuto la domanda di contributo subordinata ad un ulteriore serie di controlli da parte di Comune e Asl. Anche in questo caso si rischia la segnalazione di illecito in caso di falso.
Il finanziamento. Ogni anno il fondo per i nuclei familiari bisognosi si aggira intorno al milione di euro.
La quota più consistente arrivava dalla Regione Toscana (nel 2013 furono stanziati circa 800mila euro) la quota restante invece è a carico dell’Unione con il contributo delle amministrazioni locali (oltre 300mila euro per il 2013).
Anche questa’anno il fondo non dovrebbe aver subìto variazioni significative negli ultimi mesi.
Una precisazione: i cittadini ammessi nella graduatoria definitiva sono tenuti a presentare entro il gennaio del prossimo anno le ricevute dei pagamenti relative al 2014.
Nel caso non le abbiano conservate rischiano di non vedersi corrisposte le quote spettanti dalla parte pubblica.
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