Sicurezza
Vodafone non paga i canoni E il Comune gli fa causa
Il colosso telefonico vuole versare solo il suolo pubblico all’amministrazione Per cinque stazioni le fatture inevase ammontano già a 50mila euro
EMPOLI. La guerra legale è aperta: il Comune di Empoli e la Vodafone se la vedranno in tribunale. All’origine dell’azione promossa dall’amministrazione ci sono quasi 50mila euro di fatture inevase da parte del gestore di telefonia, che dalla metà dello scorso anno circa non paga i canoni di concessione per le antenne di trasmissione sparse sul territorio comunale. Con una delibera di pochi giorni fa, infatti, la giunta empolese ha autorizzato il sindaco Brenda Barnini a “promuovere azione legale per il recupero della somme dovute da Vodafone quali canoni di concessione non corrisposti e conseguenti atti”. Il provvedimento arriva dopo il primo preavviso e un conseguente avviso di pagamento, che finora non hanno trovato esito. Di tutta risposta la società, che dal 1997 ha acquisito la compagnia Omnitel ed è ufficialmente entrata sul mercato italiano, all’inizio del maggio scorso ha chiesto all’amministrazione comunale di applicare la sola tassa per l’occupazione del suolo pubblico al posto dell’intero canone di concessione che di base è fissato a 18.571 euro annui. Una richiesta che la giunta ha subito rispedito al mittente. «Il tentativo di Vodafone è quello di pagare meno tasse – attacca Andrea Taddei, assessore con deleghe a bilancio, tributi e patrimonio – quello che stanno facendo a Empoli lo hanno già fatto in altri comuni italiani e anche in questi casi sono stati trascinati in tribunale. Noi non ci stiamo a farci trattare come un bancomat, dal momento che c’è una legge che fissa le regole della concessione di siti per la telefonia mobile. Inoltre, c’è un contratto che loro hanno firmato e sul quale sono riportate nero su bianco le condizioni per l’utilizzo delle antenne e la trasmissione». Nella fattispecie, le cosiddette stazioni radio base per la telefonia mobile per le quali Vodafone non ha versato quanto dovuto sono cinque: quella sita al cimitero di Pagnana, quella al cimitero in via dei Cappuccini, quella al cimitero di Santa Maria e al cimitero di Fontanella e infine quella al Palazzo delle Esposizioni. Per queste cinque stazioni l’importo non saldato ammonta a 48.379 euro.
Le concessioni, scadute il 31 dicembre dello scorso anno, non sono state di conseguenza rinnovate e attualmente sono scadute. Tuttavia, il gestore continua ad utilizzarle per garantire il servizio a migliaia di clienti in tutta l’area. La querelle, comunque, non si limita a questi cinque siti e tira in ballo altre tre stazioni: quella a Pontorme, allo stadio Castellani e in viale Buozzi. In questo caso l’amministrazione ha inviato il primo sollecito di pagamento. «Dipende tutto da Vodafone – continua l’assessore Taddei – se decideranno di saldare lo scoperto non abbiamo nessuna pregiudiziale a rinnovare le concessioni. Ma se, al contrario, continueranno a non pagare i canoni non faremo certo sconti e perderanno ogni diritto». Il rischio per i clienti è quello di veder cessare il servizio. Un servizio che a quel punto verrebbe ovviamente coperto da altri operatori, rendendo non certo conveniente un muro contro muro con il proprietario dei diritti di concessione, cioè l’amministrazione comunale. “La loro opposizione si basa sul fatto che offrono un servizio di pubblica utilità e quindi non potremmo far cessare le concessioni e il servizio – conclude Taddei – ma non funziona proprio così. Potrebbe essere vero se di fronte avessimo una società pubblica che opera in regime esclusivo, ma Vodafone è una società privata».
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