Attenzione
Moni Ovadia racconta il viaggio
L’artista a Multiscena con uno spettacolo sull’immigrazione ebrea negli Usa
VINCI. «Dai bagliori che si vedono, e forse sarò anche pessimista perché sono ebreo, comincio a pensare che ci aspetti il peggio del peggio; e non mi rassicura per niente il fatto che questa volta non toccherà agli ebrei. La Torah e il Talmud nulla hanno a che vedere con il nazionalismo. Essere ebrei non vuol dire essere sionisti, e oggi io voglio affermare con forza che il mio essere ebreo mi fa stare dalla parte degli oppressi. E in questa vicenda gli oppressi sono i palestinesi: non parliamo di terre contese, ma di terre occupate. Ricordate cosa disse John Fitzgerald Kennedy nel 1963, nella Berlino divisa della guerra fredda: "tutti gli uomini liberi, dovunque essi vivano, sono cittadini di Berlino, e quindi, come uomo libero, sono orgoglioso delle parole "Ich bin ein Berliner"". "Ich bin ein Berliner", io sono un berlinese; ecco oggi io da ebreo dico "io sono un palestinese"».
Con queste parole sul conflitto israelo-palestinese Moni Ovadia ha aperto, davanti alla casa natale di Leonardo Da Vinci ad Anchiano la diciannovesima edizione del Festival di teatro Multiscena, organizzato dal Comune con Giallo Mare minimal teatro.
Lo spettacolo "Di goldene medine" (la nazione d'oro, nome col quale gli ebrei orientali chiamavano gli Stati Uniti, credendo al fatto che anche i marciapiedi di quel paese fossero lastricati d'oro) presentato da Moni Ovadia con Carlo Boccadoro al pianoforte rimarrà impresso nella memoria degli spettatori sia per il momento che stiamo vivendo sia per le suggestioni che hanno saputo evocare gli artisti con il recital.
Un appassionato sguardo all'emigrazione degli ebrei polacchi, ucraini e russi verso gli Stati Uniti e un primo sguardo sul multiforme incontro della musicalità e della poetica dello yiddish con il nuovo continente.
La narrazione attraverso le canzoni ha trasportato il pubblico dalla piccola patria esilio nel villaggio polacco, allo sradicamento verso un nuovo esilio, ad una stabile ma contraddittoria appartenenza americana. Con alcuni punti fermi, come lo straordinario e ossessivo tema della madre ebrea, autentica figura di riferimento nella famiglia, o le tradizioni con una straordinaria interpretazione di una struggente ninna nanna yiddish.
Paolo Santini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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