Pensionati in diminuzione con la riforma Fornero
Empolese Valdelsa: sono 554 in meno dal 2012, l’1% del totale, di cui 300 donne Nel primo anno sono calati di 264 unità, nel secondo di 290. E il trend è in crescita
EMPOLI. Prima è arrivato il tuono, poi il fulmine. Una successione inversa che, però, spiega bene quello che sta accadendo ai pensionati del territorio in seguito alla riforma Fornero, entrata in vigore il primo gennaio del 2012. Dopo le previsioni negative e le conseguenti proteste che la legge suscitò fin dall'inizio, adesso cominciano a farsi sentire i primi contraccolpi. In particolare ad essere evidente è la diminuzione del numero di pensioni erogate nell'Empolese Valdelsa. Dall'entrata in scena della riforma due anni fa, infatti, nella zona si sono registrati oltre 550 pensionati in meno, che corrispondono a circa l'1% del totale. Un trend questo che, stando agli indici di diminuzione che si sono registrati negli ultimi due anni, è destinato ad accentuarsi con il passare del tempo.
L’innalzamento dell’età. Quello sulla quantità di pensioni, per ora, rimane il principale indicatore delle novità introdotte con il decreto Salva Italia del 2011, mentre i riscontri su una probabile – per non dire certa – flessione degli importi degli assegni non ci sono ancora. Ma gli esperti assicurano che arriveranno, seppure tra qualche anno. D'altronde, che sarebbero diminuiti i pensionati nel corso degli anni era cosa inevitabile visto che tra i principali cambiamenti adottati dall'allora ministro del Welfare, Elsa Fornero, c'era l'innalzamento dell'età pensionabile. La soglia, infatti, è salita per tutti a 66 anni, aggravandosi di un anno per gli uomini e di qualcosa in più per le donne (per le quali prima della riforma si applicava un requisito differenziato in funzione del settore lavorativo), specie per quelle del settore pubblico. Di qui il grosso della diminuzione di pensioni erogate, che è stata di 264 unità tra il 2012 e il 2013 e di 290 tra l'anno scorso e quest'anno. Come già accennato, in due anni nel circondario sono stati persi 554 pensionati (considerati nel loro complesso, da quelli con assegno di vecchiaia, invalidità, superstite e sociale) passando dai 59.460 di due anni fa ai 58.906 attuali.
Donne danneggiate. A farne maggiormente le spese sono state le donne rispetto agli uomini: quasi 300 le prime contro le 250 circa dei secondi.Altro tassello fondamentale per leggere la flessione di pensioni erogate a cavallo tra gli ultimi tre anni è il sistema di disincentivi previsti per coloro che si avvicinano all'uscita dal lavoro. Innanzitutto, la riforma ha previsto la cancellazione della pensione di anzianità e ha introdotto la pensione anticipata. Fino al 2011, infatti, c'era la possibilità di ritirarsi per anzianità: erano state stabilite delle quote crescenti di anno in anno che erano il risultato della somma di età anagrafica e anni di contribuzione, una volta raggiunta la quota si poteva andare in pensione anche prima di aver raggiunto l'età pensionabile.
Pensione anticipata. Oggi, invece, l'unica alternativa alla pensione di vecchiaia è appunto quella anticipata, che ricorre solo in un caso: aver versato 41 anni e 3 mesi per le donne o 42 anni e 3 mesi per gli uomini (prima della riforma questo scalino era stato fissato a 40 anni di contributi). Da questo sistema (a meno che non si sia svolto un lavoro usurante) se ne può uscire attraverso una sola strada, cioè quella di rinunciare ad una quota del proprio assegno.
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