Il Tirreno

Empoli

Grido d’allarme della Cgil «Sarà un autunno di sangue»

di Marco Pagli

Rischio boom di stati di crisi per evitare la stretta sui requisiti per la mobilità Il segretario Rossi: «Tante aziende saranno spinte ad accelerare i tempi»

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EMPOLI. L’autunno del lavoro si preannuncia caldo, anzi bollente. Il rischio è quello di una impennata delle richieste di stato di crisi e di una moltiplicazione delle procedure di mobilità. Se, insomma, finora in otto mesi potevano essere state aperte – stando bassi - un centinaio di procedure di mobilità, negli ultimi quattro mesi il pericolo è che il numero triplichi. A lanciare l’allarme è il segretario della Camera del lavoro, Rossano Rossi. Il motore di quella che si profilerebbe come un’estrema unzione anticipata per l’economia del territorio è l’inasprimento - a partire dal primo gennaio del prossimo anno - dei requisiti dell’indennità di mobilità, in vista del passaggio dai vecchi ammortizzatori sociali all’Aspi.

Con la riforma degli ammortizzatori presentata dall’ormai ex ministro Elsa Fornero e approvata nel 2012, infatti, è previsto il superamento delle indennità di disoccupazione e di mobilità in favore dell’Assicurazione sociale per l’impiego. Quest’ultima, però, se in qualche modo favorisce con un leggero innalzamento del periodo coperto chi percepisce l’assegno di disoccupazione, peggiora e di molto i requisiti per chi invece è in stato di mobilità. L’Aspi, dopo un periodo transitorio che dal 2013 arriverà al 2016, entrerà in vigore a tutti gli effetti l’anno successivo. Nel periodo transitorio, però, è previsto un costante adeguamento a quelli che saranno i nuovi requisiti. In sostanza, a partire dall’inizio del prossimo anno si passerà da una copertura massima di tre anni ad una di due anni e i lavoratori in mobilità perderanno fino ad un anno - a seconda dell’età – di sostegno.

«Purtroppo quello che ci aspetta sarà un autunno davvero complicato per moltissimi lavoratori – spiega Rossano Rossi – ci attendiamo una crescita esponenziale, fino al 200% ed oltre, degli stati di crisi delle aziende e della richiesta principalmente dell’indennità di mobilità. A far presagire ciò ci sono due condizioni concomitanti potenzialmente esplosive: da una parte la stretta sui requisiti sulla mobilità e dall’altra il perpetuarsi della crisi. Nonostante appelli e annunci, la ripresa non si vede e date le novità sugli ammortizzatori molte aziende in difficoltà, che magari fino all’anno scorso avrebbero potuto decidere di tenere duro e di andare avanti ancora un po’ in attesa di uno spiraglio, opteranno per la chiusura o la ristrutturazione negli ultimi mesi dell’anno per rientrare nelle coperture sociali che ancora ci sono ma che saranno modificate a partire dal prossimo gennaio». Come detto, il passaggio dai vecchi ammortizzatori alla nuova Aspi (e mini-Aspi per chi non rientra nei requisiti della prima) è graduale, ma il salto più grande avverrà proprio a cavallo tra quest’anno e il prossimo. Finora, infatti, tra rinvii e rimpalli i tempi erano rimasti gli stessi rispetto al passato: sia nel 2013 che nel 2014 la mobilità copriva fino a 12 mesi i lavoratori con meno di 40 anni, fino a 24 mesi quelli con meno di 50 anni e fino a 36 mesi gli over 50. Dal prossimo anno, invece, la prima fascia rimarrà invariata, la seconda passerà ad una copertura massima di 18 mesi e la terza ad una di 24 mesi. In pratica, perderanno sei mesi di sostegno gli under 50 e addirittura un anno coloro che superano tale soglia di età. «E’ evidente che di fronte ad uno stravolgimento così importante – continua Rossi – in molti precipiteranno delle decisioni che in altre condizioni avrebbero potuto rimandare e, se la situazione si fosse assestata, anche annullare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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