Attenzione
Grido d’allarme della Cgil «Sarà un autunno di sangue»
Rischio boom di stati di crisi per evitare la stretta sui requisiti per la mobilità Il segretario Rossi: «Tante aziende saranno spinte ad accelerare i tempi»
EMPOLI. L’autunno del lavoro si preannuncia caldo, anzi bollente. Il rischio è quello di una impennata delle richieste di stato di crisi e di una moltiplicazione delle procedure di mobilità. Se, insomma, finora in otto mesi potevano essere state aperte – stando bassi - un centinaio di procedure di mobilità, negli ultimi quattro mesi il pericolo è che il numero triplichi. A lanciare l’allarme è il segretario della Camera del lavoro, Rossano Rossi. Il motore di quella che si profilerebbe come un’estrema unzione anticipata per l’economia del territorio è l’inasprimento - a partire dal primo gennaio del prossimo anno - dei requisiti dell’indennità di mobilità, in vista del passaggio dai vecchi ammortizzatori sociali all’Aspi.
Con la riforma degli ammortizzatori presentata dall’ormai ex ministro Elsa Fornero e approvata nel 2012, infatti, è previsto il superamento delle indennità di disoccupazione e di mobilità in favore dell’Assicurazione sociale per l’impiego. Quest’ultima, però, se in qualche modo favorisce con un leggero innalzamento del periodo coperto chi percepisce l’assegno di disoccupazione, peggiora e di molto i requisiti per chi invece è in stato di mobilità. L’Aspi, dopo un periodo transitorio che dal 2013 arriverà al 2016, entrerà in vigore a tutti gli effetti l’anno successivo. Nel periodo transitorio, però, è previsto un costante adeguamento a quelli che saranno i nuovi requisiti. In sostanza, a partire dall’inizio del prossimo anno si passerà da una copertura massima di tre anni ad una di due anni e i lavoratori in mobilità perderanno fino ad un anno - a seconda dell’età – di sostegno.
«Purtroppo quello che ci aspetta sarà un autunno davvero complicato per moltissimi lavoratori – spiega Rossano Rossi – ci attendiamo una crescita esponenziale, fino al 200% ed oltre, degli stati di crisi delle aziende e della richiesta principalmente dell’indennità di mobilità. A far presagire ciò ci sono due condizioni concomitanti potenzialmente esplosive: da una parte la stretta sui requisiti sulla mobilità e dall’altra il perpetuarsi della crisi. Nonostante appelli e annunci, la ripresa non si vede e date le novità sugli ammortizzatori molte aziende in difficoltà, che magari fino all’anno scorso avrebbero potuto decidere di tenere duro e di andare avanti ancora un po’ in attesa di uno spiraglio, opteranno per la chiusura o la ristrutturazione negli ultimi mesi dell’anno per rientrare nelle coperture sociali che ancora ci sono ma che saranno modificate a partire dal prossimo gennaio». Come detto, il passaggio dai vecchi ammortizzatori alla nuova Aspi (e mini-Aspi per chi non rientra nei requisiti della prima) è graduale, ma il salto più grande avverrà proprio a cavallo tra quest’anno e il prossimo. Finora, infatti, tra rinvii e rimpalli i tempi erano rimasti gli stessi rispetto al passato: sia nel 2013 che nel 2014 la mobilità copriva fino a 12 mesi i lavoratori con meno di 40 anni, fino a 24 mesi quelli con meno di 50 anni e fino a 36 mesi gli over 50. Dal prossimo anno, invece, la prima fascia rimarrà invariata, la seconda passerà ad una copertura massima di 18 mesi e la terza ad una di 24 mesi. In pratica, perderanno sei mesi di sostegno gli under 50 e addirittura un anno coloro che superano tale soglia di età. «E’ evidente che di fronte ad uno stravolgimento così importante – continua Rossi – in molti precipiteranno delle decisioni che in altre condizioni avrebbero potuto rimandare e, se la situazione si fosse assestata, anche annullare».
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