Attenzione
Allarme inquinamento per il Padule di Fucecchio
Lo sversamento di una sostanza oleosa in un canale di Montecatini ha fatto tremare, una nottata di lavoro di vigili del fuoco e personale dell’Arpat ha evitato il peggio
FUCECCHIO. L'allarme inquinamento è scattato nel pomeriggio di lunedì, ed è rimasto alto fino a notte fonda. Nel rio Sant’Antonio si era riversata, proveniente chissà da dove, una gran quantità di gasolio. Una sostanza altamente inquinante che, oltre a distruggere il corso d'acqua, avrebbe potuto riversarsi nel Padule di Fucecchio, area naturale di importanza mondiale. Il torrente "sotto attacco" era quello che attraversa la zona sud di Montecatini, costeggiando il canile Hermada e alcune abitazioni a valle dell’autostrada A11 (foto Paolo Nucci).

A dare l’allarme alcuni dei residenti della zona e i volontari del canile, i quali hanno notato, sulla superficie del torrente, una patina oleosa, molto estesa e fortemente maleodorante. Una macchia che faceva pensare a uno sversamento di gasolio, mentre nell'aria si diffondeva un odore acre e pungente. Molte le chiamate fatte dai residenti e dai volontari, per segnalare la cosa: alla polizia municipale, ai carabinieri e al commissariato, all’Arpat, ai vigili del fuoco e alle associazioni ambientaliste.



Tra i primi a intervenire per i rilievi la squadra del gruppo di tutela ambiente della Lega Italiana Vigilanza di Pistoia. E i riscontri effettuati dalla Liv sono stati impietosi: la quantità di gasolio riversata nel torrente era tale e tanta da essere incompatibile con qualsiasi presenza di vita animale. Nel fiumiciattolo, solitamente assai popolato, non si vedeva nessun pesce, e anche gli uccelli si son tenuti alla larga da quel corso d’acqua. Attorno alle 18 sul posto è intervenuta anche una pattuglia del commissariato che, riscontrando la presenza massiccia di liquido oleoso, ha subito chiamato l’Arpat.
La preoccupazione, con il passare delle ore è cresciuta, anche perché quel flusso oleoso continuava a scorrere, e il primo pensiero è andato appunto al Padule di Fucecchio, dove il rio - nell'area Righetti - finisce la sua corsa. In realtà il torrente non è direttamente collegato con il Padule, considerando che le sua acque (qui vengono raccolti anche i reflui del depuratore consortile di Pieve) non sono solitamente considerate di alta qualità. Il torrente finisce nel canale del Terzo e da qui nell'Usciana, per scorrere via verso l'Arno. Ma, in caso di pioggia intensa, quando il livello del Sant'Antonio sale, può capitare che il torrente nel suo tratto terminale tracimi, riversando il suo contenuto nei canali paralleli che – invece – in Padule ci finiscono. E proprio lunedì sera è arrivato un nuovo acquazzone, che, in poco tempo, ha fatto salire il livello dell’acqua di quasi mezzo metro.

Il che ha fatto crescere la preoccupazione di conseguenze per il Padule, e, in ogni caso, quel gasolio avrebbe provocato danni dovunque fosse finito. L'opera di contenimento prima e di rimozione dei liquidi inquinanti poi, ha impiegato fino a tarda notte i vigili del fuoco e il personale specializzato nella bonifica ambientale. C’era anche da lottare contro gli elementi, visto che era notte e la pioggia era violenta. Presenti anche gli uomini del commissariato e della polizia municipale di Montecatini, così come il sindaco della città termale Giuseppe Bellandi e il primo cittadino di Ponte Buggianese Pier Luigi Galligani, mentre una piccola folla di curiosi si era radunata sul posto. Preoccupazione anche per il vicino canile Hermada e, in un primo momento, si è pensato addirittura di togliere i cani ospiti della struttura, per paura di quell'aria quasi irrespirabile.

Alla fine, dopo diverse ore di lavoro, e con l'intervento di una ditta specializzata nella rimozione di sostanze inquinanti, la situazione è tornata sotto controllo. Il pericolo più grande pare essere stato scongiurato anche se, per maggior sicurezza, ieri mattina, alla luce del giorno, si è svolto un nuovo sopralluogo da parte del personale dell’Arpat. Quanto alle cause pare ormai certo, contrariamente a quanto si pensava inizialmente, che si sia trattato di un incidente. Quel liquido oleoso, infatti, secondo una prima ricostruzione, proveniva da una condotta che passava sotto l’autostrada, e che, per qualche motivo, si sarebbe rotta versando il contenuto nel sottostante torrente, il Sant’Antonio appunto.
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