Sicurezza
Provano in negozio, comprano sul web: la rabbia dei commercianti
Nell’Empolese Valdelsa dilaga la frontiera dello shopping 2.0 e Confesercenti lancia il grido d’allarme: «Cerchiamo di resistere alla crisi, almeno non prendete in giro»
EMPOLI. «Resistiamo a tutto: obbligo di pos, cartelle di Equitalia, ritardi della nuova 429. Ma almeno risparmiateci le prese di giro in casa nostra». I commercianti si ribellano all’ultima moda. E lo fanno attraverso le parole di Lapo Cantini, coordinatore di Confesercenti dell’Empolese Valdelsa. Nel mirino i “provatori”, ovvero i (presunti) clienti che dopo essersi provati un capo d’abbigliamento qualsiasi (soprattutto calzature, ma non solo), escono dal negozio senza comprare (con le scuse più disparate), ma con molte più certezze su taglia e modello. E poi comprano lo stesso prodotto su internet, con un risparmio che può sfiorare il 30%, anche se – secondo i commercianti – in alcuni casi al di là dell’aspetto, che può essere identico, cambiano i materiali.
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«Il fenomeno, con la tecnologia smartphone ha assunto picchi notevoli e risvolti anche un tantino comici e grotteschi – spiega Cantini – come ci raccontano sempre più spesso i nostri associati. Il cliente è infatti costretto ad inventarsi, ogni volta, le scuse più diverse e articolate per “fuggire” dal negozio». C’è chi si è dimenticato il portafoglio a casa, chi sostiene – negando l’evidenza – che la scarpa o il pantalone gli stia stretto o largo, chi ripasserà con calma. E poi c’è chi si appella a problemi di liquidità: “torno quando riscuoto”. Senza dimenticare coloro che devono concordare l’acquisto con la moglie (“sa il budget familiare…”) e infine il grande classico di chi “ci deve pensare”. Per carità, in molti casi si tratta di frasi di circostanza per evitare un acquisto che non convince, in altri si tratta semplicemente della verità.
Ma nel popolo dei “provatori” (fatto di giovani – che hanno molta più confidenza con la rete e con gli acquisti online – ma non solo) c’è anche chi “confessa” il suo piano: «Mi sono capitati clienti – spiega Alberto Picchi del negozio Eliosport di Empoli – che hanno detto tranquillamente che il colore che cercavano l’avevano visto su internet e che l’avrebbero acquistato lì». Alla faccia del commesso di turno che l’ha seguito facendogli provare svariati modelli: «Ma spesso – ammonisce Picchi – i prodotti che trovano online non sono gli stessi dei negozi: o sono collezioni degli anni precedenti oppure sono all’apparenza identici ma fatti con un materiale diverso. Ecco perché risparmiano».
Anche Marco Carpignani del negozio Bi-Ba Calzature di Empoli ha registrato un’impennata del fenomeno: «Succede raramente per le scarpe di marche meno conosciute, che difficilmente si trovano su internet, al contrario delle griffe che invece sono facilmente reperibili sul mercato online».
Di fronte a questa situazione, Confesercenti lancia un messaggio ai clienti: «Lungi da noi fare crociate nei confronti del commercio elettronico e della nuova tecnologia smart: non è questo il nostro obiettivo e comunque non siamo soliti intraprendere battaglie contro i mulini a vento. Non è questo il senso del ragionamento, né tantomeno vogliamo dare un giudizio etico o morale rispetto a questi atteggiamenti: non ci compete e comunque non è il nostro ruolo. Ci limitiamo solo a sottolineare un fatto: quando la combinazione grande distribuzione-outlet-commercio elettronico finirà per annientare la presenza di una rete così diffusa e capillare di commercio di vicinato, dove andranno a “provarsi” l’ultimo modello di scarpe?».
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