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Empoli

Canone Rai chiesto anche per l’antifurto

Canone Rai chiesto anche per l’antifurto

Inviati in questi giorni i bollettini a migliaia di commercianti e artigiani L’invito delle associazioni di categoria agli associati: « Non pagate»

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EMPOLI. In questi giorni migliaia di artigiani e commercianti del circondario stanno vivendo un brutto deja vu. La Rai, infatti, sta inviando le richieste di pagamento del canone speciale (cioè quello che devono versare coloro che usano la radio o la tv per usi diversi da quello privato) e lo sta facendo praticamente a tappeto, in molti casi senza che ce ne siano i presupposti. Quella di esserci già passati, d'altronde, non è una semplice sensazione, visto che la stessa cosa era già accaduta due anni fa con uno strascico di polemiche lunghissimo e anche acceso tra l'azienda di Stato e le associazioni di categoria. In sostanza, a ricevere la comunicazione non sono solo coloro che possiedono e utilizzano “apparecchi atti o adattabili alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive”. Ma anche i possessori di computer, tablet e smartphone, per i quali a norma di legge non sussisterebbe l'obbligo al pagamento del canone. Addirittura, in alcuni casi la richiesta di pagamento è arrivata anche a chi possiede un impianto di antifurto o di videosorveglianza per l’utilizzo di deteminate frequenze. Un'operazione, quella della Rai, che ha fatto saltare sulla sedia moltissimi soggetti e che ha riacceso un fronte di proteste diretto non solo contro quello che sembra prefigurarsi come un errore, ma contro la natura stessa del canone per le aziende. La “fronda” è guidata dalle associazioni di categoria si sono già fatte sentire. Le stesse che a livello locale invocano la fine di quello che viene vissuto come l'ennesimo balzello e che nella fattispecie – come tra l'altro sottolineato dall'azienda di viale Mazzini in una nota “correttiva” - invitano i propri associati a non pagare. «C'è una specifica tabella, presente sullo stesso sito della Rai, in cui vengono indicati quali sono gli apparecchi su cui c'è da pagare e quelli per cui non si è tenuti a versare il canone – spiega Lapo Cantini, coordinatore di Confesercenti Empolese Valdelsa – in base a questa la nostra associazione ha inviato una circolare a tutti i soci in cui si invita chi non possiede un apparecchio per cui è prevista la tassa a non pagare. Quella della Rai, peraltro, non è un'ingiunzione o una cartella esattoriale, seppure i toni siano abbastanza minacciosi, ma una semplice comunicazione. Evidentemente l'evasione del canone, che ha raggiunto livelli alti, e la riduzione dei fondi statali li sta spingendo ad invii a tappeto delle lettere. Tuttavia, deve essere chiaro che chi ha in dotazione un semplice pc, uno smartphone, un tabet e a maggior ragione un impianto di videosorveglianza non deve niente a nessuno. Ormai le imprese sono viste come dei bancomat e questo sta avendo delle conseguenze disastrose». La posizione, come accennato, è in qualche modo in linea con quanto espresso dalla stessa Rai, che in una nota diffusa dopo la furibonde proteste dei giorni scorsi fa una parziale marcia indietro. Dopo aver ribadito, infatti, che «la materia del canone speciale è regolata da tassative norme tributarie alle quali la Rai, nell'adempimento del suo compito di riscossione, non può in alcun modo derogare», precisa che «in nessun passaggio della lettera (quella inviata a commercianti, artigiani e imprenditori, ndc) si dà per presupposta la detenzione di appareccchi tv, anzi si invita esplicitamente il destinatario ad effettuare il versamento soltanto qualora ricorra tale presupposto.

Marco Pagli

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