Il Tirreno

Empoli

Azienda in fiamme, la nube nera fa paura

di Francesco Turchi
Azienda in fiamme, la nube nera fa paura

In fumo 300 tonnellate di solventi, vernici e fanghi della Mazzoni Ferro, ora si temono conseguenze per l’ambiente

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EMPOLI. Un inferno fatto di fiamme e fumo. Con una nube nera che tiene in ansia migliaia di cittadini, impauriti per le possibili conseguenze sulla loro salute. E intanto un imprenditore fa la conta dei danni, che ammontano a centinaia di migliaia di euro, causati dall’incendio divampato intorno alle 4.30 di ieri in un capannone di quasi 3.500 metri quadrati della ditta Mazzoni Ferro di via del Castelluccio, specializzata nel recupero e smaltitmento di rifiuti speciali pericolosi e non, nella zona industriale del Terrafino.

Un boato squarcia il silenzio della notte, poi le fiamme e una densa colonna di fumo nero visibile a chilometri di distanza. Sul posto una cinquantina di vigili del fuoco (supportati da venti mezzi) arrivati oltre che dal vicino distaccamento del Terrafino, anche da Petrazzi, Pisa, Lucca, Firenze, Prato, Pistoia e alcune ambulanze per soccorrere eventuali feriti. Ma fortunatamente a quell’ora all’interno dell’azienda non c’è nessuno: la giornata lavorativa – come spiegherà poi il proprietario Aldo Mazzoni – avrebbe dovuto iniziare alle 6. In quel capannone ci sono circa 300 tonnellate di rifiuti tra bombolette spray, solventi, plastica, pitture e vernici di scarto, rifiuti ferrosi e non, fanghi derivanti da lavorazioni. Il fuoco si “mangia” tutto, distruggendo anche la copertura formata da pannelli isolanti a strati di poliuretano sormontati da pannelli fotovoltaici. I vigili del fuoco utilizzano anche l'acqua disponibile nei serbatoi interrati della ditta (circa 80mila litri), anche se i tecnici dell’Arpat – intervenuti per verificare le conseguenze del rogo sull’ambiente – li invitano a contenere il più possibile le acque di spegnimento, evitando la loro dispersione sul suolo.

«I fumi sviluppati dall’incendio – scrive Arpat in un comunicato – si alzavano per alcune decine di metri disperdendosi in base alla direzione dei venti. Non si avvertivano particolari molestie olfattive o irritative determinate dal fumo».

Su richiesta dell’Asl 11, il sindaco di Empoli, Brenda Barnini, nella tarda mattinata dà indicazione alla polizia municipale di provvedere ad informare le popolazioni della zona (a cominciare da Ponte a Elsa e Marcignana, ma anche Bassa e Gavena nel comune di Cerreto), interessate da un’eventuale ricaduta di polveri provocate dai fumi del rogo, di «restare all’interno delle abitazioni con porte e finestre chiuse e di non consumare prodotti freschi degli orti di quella zona fino a nuova comunicazione». Un’ordinanza “gemella” viene firmata dal sindaco di San Miniato Gabbanini per l’area di Roffia, La Scala e Isola. In serata il forte odore di materiale bruciato – complice il cambio dei venti – invade anche il centro di Empoli, ma il Comune rassicura: «L’intensità dei fumi è tale da non costituire più pericolo per l’inalazione degli stessi. Dunque è annullata la precedente ordinanza sindacale». Tutto questo in attesa di conoscere i risultati delle analisi sulle sostanze bruciate che, presumibilmente, arriveranno a metà della prossima settimana. Stamani saranno raccolti campioni da analizzare sul materiale incendiato e si campioneranno anche alimenti nel raggio di 500 metri a scopo precauzionale. «È possibile invece – scrive il Comune – consumare questi prodotti oltre i 500 metri, previo accurato lavaggio». Il campionamento non sarà possibile finché l’incendio non sarà domato del tutto e soltanto allora si potrà cercare di far luce sulle cause del rogo, anche se in queste condizioni sarà difficile trovare l’innesco. Le operazioni di spegnimento sono andate avanti per tutta la giornata e poi durante la notte, con l’ausilio di una pala gommata intervenuta per movimentare il materiale bruciato e bagnarlo. Intanto il proprietario dell’azienda, Aldo Mazzoni, non si arrende: «Non appena ci daranno l’agibilità, entreremo nel capannone e avvieremo i lavori per far ripartire la produzione, che nel frattempo è andata regolarmente avanti negli altri nove siti dell’azienda».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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