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Shelbox, il piano non garantisce l’assunzione di tutti i lavoratori

di Francesco Turchi
Shelbox, il piano non garantisce l’assunzione di tutti i lavoratori

Di Lauro presenta il progetto di rilancio alla curatela ma è incompleto rispetto all’accordo in Provincia Cgil: «Subito un incontro con le istituzioni». È corsa contro il tempo: dal 1º luglio in 30 senza “cassa”

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CASTELFIORENTINO. Il piano industriale c’è. E questa è senza dubbio una bella notizia per un piccolo-grande popolo di lavoratori che due mesi fa era sull’orlo del baratro. Però è incompleto. Perché rispetto a quanto verbalizzato al termine dell’ultimo incontro in Provincia non è stato messo nero su bianco il reintegro di tutti i 109 lavoratori. Per questo motivo la Fiom Cgil chiede al più presto un incontro con le istituzioni. All’indomani del tour dell’ingegnere Marco Di Lauro e dei rappresentanti del consorzio Greenway, che hanno incontrato anche il presidente della Regione Enrico Rossi e presentato una prima bozza del piano industriale per il rilancio della Shelbox alla curatela, i lavoratori (in presidio da 18 mesi) dell’azienda di Castelfiorentino (fallita un anno fa), si sono riuniti in assemblea per analizzare il documento e mettere a punto – con il coordinamento della Rsu – le prossime mosse in una fase che si preannuncia molto delicata.

Il piano individua tre tipologie di produzioni per il rilancio: quella di unità abitative prefabbricate, il core business della Shelbox; quella di pellet combustibile domestico ed una terza produzione, da sviluppare in prospettiva e la produzione di energia a biomassa, pertinente con l'attività del Consorzio Greenway, l'altro soggetto attivo nel rilancio industriale.

Nei prossimi giorni la Di Lauro Consulting prevede di inviare una delegazione in Sudamerica e in Africa, a caccia di acquirenti per i prefabbricati, anche alla luce dei piani governativi che potrebbero favorire la fattibilità del progetto sul social house contro l’emergenza abitativa.

Contemporaneamente c’è dare ufficialmente vita alla Newco, che dovrebbe prendere in affitto lo stabilimento castellano e nella quale dovrebbe confluire – almeno secondo quanto annunciato da Di Lauro ma non riportato nel documento consegnato alla curatela – la totalità dei lavoratori Shelbox. Tutto questo entro il 5 settembre, quando scadrà la cassa integrazione.

Il piano identifica la fine di luglio come periodo di ripresa dell'attività finalizzata inizialmente alla produzione di prototipi di 60-80 unità abitative attraverso il reimpiego (con modalità da ratificare sul piano sindacale) di circa trenta lavoratori per poi puntare, come pianificato in Provincia lo scorso 29 maggio, alla riassunzione dei 109 lavoratori attualmente in cassa integrazione. «Troviamo importante che dopo due mesi si sia di fronte ad un documento articolato che prova a rilanciare questo sito produttivo – ha sottolineato davanti ai lavoratori Stefano Angelini della segreteria Fiom Cgil di Firenze –. Il progetto ci convince, abbiamo fatto riunioni formali e non formali per capire se l'idea possa effettivamente trasformarsi in progetto industriale e crediamo possa riuscirci. Tuttavia ci sono elementi che differiscono rispetto al verbale stilato in Provincia, che credo sia necessario dirimere assieme alle istituzioni, pertanto chiederemo quanto prima un incontro per approfondire le questioni». Anche perché non c’è tempo da perdere: «L'urgenza è data anche dal fatto che, nonostante la cassa integrazione scada il 5 settembre, dal 1º luglio circa 30 lavoratori non percepiranno più l'ammortizzatore sociale perché assunti a tempo parziale; per loro avere la consapevolezza e la certezza di un piano che prevede una ripresa dell'attività, significherebbe essere inclusi nel progetto ed allo stesso tempo permetterebbe alla nuova società di non disperdere competenze preziose».

«La credibilità del piano – conclude Angelini – non è in discussione, ma la salvaguardia occupazionale dei lavoratori è per noi un punto fermo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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