Sicurezza
Mille negozi senza pos flop di bancomat e carte
Per i commercianti è obbligatorio da luglio nel caso di acquisti sopra 30 euro Confesercenti: «Molti preferiscono attendere perché costa troppo»
EMPOLI. La miccia, ad una settimana dall’accensione, rimane bagnata. La partenza del Pos obbligatorio per acquisti superiori a 30 euro, insomma, non sarà col botto. Rimangono ancora scoperte circa un migliaio di aziende, prevalentemente quelle micro, che non si sono ancora dotate dello strumento necessario ai pagamenti tramite bancomat. Ambulanti, tabaccherie, piccoli spacci alimentari, bar. La novità non piaceva e continua a non piacere e quindi la parola d’ordine sembra essere attesa. Anche perché il provvedimento – introdotto con il decreto legge 179 del 2012 – di scappatoie ne contiene eccome. La più evidente è che ancora non esiste un regolamento che imponga delle sanzioni a chi non si metta in regola entro la scadenza del 30 giugno. «Sono ancora tante le piccole e piccolissime aziende che ancora non hanno abilitato l’uso del pos nella nostra zona – spiega Lapo Cantini, coordinatore di Confesercenti Empolese Valdelsa – all’appello mancano principalmente quelle che vendono merce per un valore nettamente inferiore alla soglia prevista di 30 euro. Si tratta di venditori ambulanti, tabacchi, piccole attività alimentari di paese, fiorai, negozi di oggettistica e di bigiotteria, bar, oltre ad alcune tipologie di attività di pubblico esercizio e somministrazione». Che l’obbligo andasse incontro a delle notevoli resistenze da parte dei commercianti, d’altronde, si sapeva fin dal’inizio. E il motivo principale è che è decisamente antieconomico, specie per questo tipo di piccole attività commerciali. «Dalla sua introduzione ad oggi - continua Cantini – molte associazioni di categoria, tra cui la nostra che è sempre stata in prima linea su questo fronte, hanno cercato di migliorare il provvedimento aumentando la soglia, magari da 30 a 50 euro, oppure introducendo delle eccezioni. Ma non c’è stato niente da fare. Inoltre, anche le richieste che fossero inseriti, per legge, degli sconti sulle commissioni bancarie o che fosse trovata una soluzione forfettaria dei costi non hanno ancora trovato riscontro». Se a questo, come accennato, si aggiunge la mancanza di ogni tipo di deterrente per chi non sarà in regola alla scadenza dei termini, le possibilità che l’obbligo del Pos faccia flop aumentano.
«Il nodo è proprio questo – chiarisce il coordinatore di Confesercenti – i commercianti preferiscono attendere in una fase che presenta moltissime incognite. Tanto per cominciare è possibile che alcune novità, in materia di commissioni bancarie, vengano introdotte nel prossimo consiglio dei ministri. E poi, di fronte ad una norma molto osteggiata ma allo stesso tempo inesigibile per mancanza di sanzioni, è chiaro che in molti preferiscano rimanere ad annusare l’aria prima di muoversi». La novità dell’obbligo del Pos – cioè di quello strumento che permette il pagamento con bancomat e carte di credito - per tutte le attività commerciali (compresi artigiani e professionisti) ha avuto fin dall’inizio una valenza evidentemente anti-evasione. Se, infatti, si paga con la carta anche per importi relativamente bassi, l’esercente è costretto ad emettere scontrino in ogni caso. Allo stesso tempo, in questo modo, viene data un’accelerata decisa verso la tracciabilità dei pagamenti: lo striscio della carta è un’arma in più per il Fisco che può monitorare i flussi di denaro in entrata e in uscita dalle tasche dei contribuenti, senza bisogno di attività ispettiva. Obiettivi, questi, che sono sempre stati salutati positivamente dagli stessi rappresentanti di categoria. Ma che nel nostro paese si scontrano con un ostacolo tutt’altro che sormontabile: il costo che il pagamento tramite carta comporta. Sì, perché l’installazione del Pos di per sé rappresenta già un costo vivo, anche senza che vengano effettuate transazioni. Il canone mensile della fatidica macchinetta, che l’esercente deve pagare alla banca con cui è “convenzionato” si aggira intorno ai 10-15 euro. Ma non è finita qui, visto che su ogni transazione tocca pagare anche una commissione all’istituto di credito o al gestore della carta di credito per una percentuale che oscilla tra l’1% e il 2,5%. Quote tutt’altro che trascurabili se si considera che queste, nel caso di attività piccole, possono arrivare a mangiare il grosso del guadagno che un commerciante ha sulla vendita del prodotto.
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